lunedì 13 febbraio 2012

Shame ( Steve Mc Queen , 2011 )

Giudizio: 7/10
L'ossessione nel libero arbitrio

La seconda prova alla regia di Steve McQueen, regista indipendente inglese, è stata una delle opere più controverse presentate all'ultimo Festival di Venezia, dove ha ricevuto il riconoscimento per la migliore interpretazione maschile con Michael Fassbender ed un ulteriore riconoscimento in patria come migliore pellicola indipendente britannica.
L'argomento trattato e, di conseguenza, le numerose scene di nudo integrale non potevano passare inosservate, fungendo, inevitabilmente da traino per il film.
Scritto dallo stesso regista in collaborazione col drammaturgo Abi Morgan, il film racconta la vita di un uomo, affetto da una forma di ossessione compulsiva verso il sesso: per cui sotto l'aspetto piacevole e da persona di un certo successo immersa nella vita newyorkese, Brandon  consuma la sua ossessione tra prostitute, chat erotiche, film porno, amplessi fugaci e masturbazione.

La comparsa in città della sorella, cantante con una vita allo sbaraglio, morbosamente legata al fratello fino al sospetto taciuto incestuoso, romperà l'equilibrio dell'uomo dal momento in cui la sentirà esibirsi in una versione slow di New York New York.
Per Brandon, oltre all'acuirsi del conflitto con la sorella, elemento disturbante della sua vita,  ci sarà la rapida discesa agli inferi della sua ossessione, nonostante un timido tentativo di cambiamento col quel vorrebbe gettarsi alle spalle una condizione che gli rende la vita dolorosa dietro l'aspetto rassicurante.
Il finale , consumato, come molti altri momenti topici, all'interno della metropolitana, nella sua bella ambiguità non risolta, lascia vari binari interpretativi alle spalle.
Lungi dall'essere il capolavoro che da molte parti è stato etichettato, forse solo per la peculiare indipendenza che il cinema di McQueen sembra volere abbracciare, Shame è un lavoro molto altalenante, con una prima parte che vaga girando intorno al problema senza però affrontarlo di petto, anzi, quasi sublimandolo allo stato di condizione abituale immutabile ed una parte finale, quando il dramma esplode nel suo fragore, che da un senso più compiuto a tutta la pellicola risultandone il segmento migliore.
Contando su una eccellente prova di Michael Fassbender che riesce sempre e comunque ad essere credibile e a lasciare trasparire con mestiere il suo reale stato d'animo, il film da il meglio di sè nello scrutare negli occhi e nell'anima del personaggio, difettando però , spesso anche molto, in tutto ciò che lo contorna, a partire dalla scena da molti osannata come punto più alto del racconto e cioè quella della prova canora della sorella di Brandon, che invece , a ben guardare, risulta oltre che noiosa francamente insulsa.
Sta di fatto che il tratteggio sia del personaggio di Brendon  che quello più paradigmatico della sorella sbandata e con tendenze suicide, risultano riusciti e quando riescono ad imporsi su una narrazione che spesso divaga pericolosamente, sanno offrire bei momenti alla pellicola in contrasto con una ricercata ed ostentata carnalità (amplessi spiaccicati su finestre panoramiche full view).
Film insomma da vedere, perchè comunque coraggioso nel suo denunciare una schiavitù che nasce da un libero arbitrio spinto all'eccesso, ma che non sempre convince a pieno; Steve McQueen comunque sembra avere la stoffa per poter fare il salto di qualità verso un cinema d'autore che sia capace di raccontare qualcosa di interessante.

5 commenti:

  1. Per me la scena di Carey Mulligan che si esibisce in New York New York è estremamente coinvolgente, oltre che decisamente funzionale a raccontare egregiamente il dramma di ciascuno dei due singolarmente e dei due come fratello e sorella.

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  2. Vero Alessandra, è un po' il grimaldello della storia, però a me ha annoiato alla morte

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  3. E quella è una sensazione soggettiva insidancabile. Io per esempio, invece, ne sono stata totalmente catturata.

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  4. Per me è uno dei migliori film dell'anno (subito dopo "Melancholia" e "Una separazione"): scene come quella del gioco di sguardi in metropolitana o quella della corsa notturna sulle note di Bach le ho trovate eccezionali...

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  5. Quando il regista si dedica al personaggio in maniera totale sono d'accordo con te è un grande film, è il contorno che mi appare piuttosto debole; indubbiamente alcuni momenti sono di grande cinema ( quelli che citi tu ad esempio).

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