domenica 12 febbraio 2012

White Vengeance / 鸿门宴 ( Daniel Lee / 李仁港 , 2011 )

Giudizio: 6/10
La nascita della dinastia Han

Prototipo vincente del film commerciale-storico-kolossal che tanto impazza nell'industria cinematografica cinese, White Vengeance è l'ultimo lavoro di Daniel Lee, regista pienamente votato, almeno negli ultimi anni, alla causa. 
Il regista di 14 Blades almeno finora ha saputo però destreggiarsi bene nel genere, riuscendo sempre a creare film che riescono a coniugare le esigenze commerciali con quelle artistiche.
L'ultima fatica, che ha spopolato al box office nelle ultime settimane del 2011, è un racconto ambientato duemila anni orsono, all'epoca della rovinosa caduta della dinastia Qin, sfaldatasi alla morte del primo imperatore della Cina unificata, Qin Shin Huangdi.
La storia è incentrata sui due personaggi che contribuirono alla caduta della dinastia Qin, Liu Beng e Xiang Yu, dapprima alleati, quindi nemici nella conquista del trono che toccò a Liu Beng, fondatore della gloriosa dinastia Han.
In particolare il film racconta di un episodio , l'incontro tra i due contendenti, che nelle intenzioni di Xiang Yu, doveva risolversi in una trappola mortale per l'avversario.

Intorno a questo evento, storicamente reale, si intreccia una trama nella quale è la contrapposizione tra i due protagonisti l'asse portante e con esso tutte le azioni e gli intrighi che sempre si accompagnano a momenti storici turbolenti.
L'incontro di Hong Gate si risolve nel film in una lunga , forse anche troppo prolissa, disquisizione tattico-filosofica sul gioco degli scacchi, metafora della guerra e delle strategie per la lotta di potere.
Compresso nella narrazione storica Daniel Lee inserisce il filone melodrammatico che si impernia sulla storia d'amore tra Xiang Yu e una giovane suonatrice di liuto verso cui anche Liu Beng non appare del tutto indifferente,  che verso il drammatico epilogo tende a prendere il sopravvento.
Come ogni kolossal che si rispetti non mancano scene di epiche battaglie nelle quali ridonda in maniera prepotente l'uso del digitale, ma Lee ha comunque la capacità di moderare le situazioni senza che si abbiano eccessive spettacolarizzazioni fini a se stesse.
Il tono epico della narrazione, adeguato a quello che rimane uno dei momenti  più affascinanti e drammatici della storia dell'impero cinese, non impedisce comunque un tratteggio di alcuni personaggi molto intimistico, su tutti quello dei due strateghi e del loro rapporto, semmai sembra sfuggire un po' troppo il contesto storico che avrebbe dato probabilmente al lavoro un tono più solenne.
Alla fine comunque Daniel Lee si focalizza sulle figure principali del film che si dibattono tra la sete di potere e l'ambizione di donare un periodo di pace e prosperità alla nazione, tra gli intrighi e le pulsioni profonde.
Il risultato è un film  abbastanza ambiguo,che sembra tergiversare nel momento di imboccare una strada precisa in bilico tra dramma storico e dramma personale in cui il filone narrativo melodrammatico appare poco coerente e forzato.
Nel cast d'eccezione spicca , al solito, l'interpretazione di Anthony Wong nel ruolo di Fan Zeng, stratega militare di Xiang Yu, accanto a Leon Lai, Feng Shaofeng, Jordan Chan, Andy On e, in una piccola parte, il grande Chen Kuan-tai .

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