sabato 17 marzo 2012

The postmodern life of my aunt / 姨妈的后现代生活 ( Ann Hui / 许鞍华 , 2006 )

Giudizio: 7.5/10
Il sogno di una vita diversa

The postmodern life of my aunt è un rarissimo esempio di film che basa la sua narrazione su una accurata e riuscitissima miscela di toni da commedia e da dramma, scelta che quasi mai riesce nella sua completezza, proprio per la difficoltà nel sapere dosare alla perfezione due momenti di cinema così diversi.
Ann Hui , che dall'alto della sua bravura possiede tutte le stigmate della grandissima regista, racconta alternando riso e dramma, melanconia e divertimento una storia il cui nocciolo sembra espandersi anche nelle opere successive , fino all'ultimo bellissimo A simple life.
La storia è quella di una donna che ha superato la cinquantina, che vive da sola a Shanghai, dopo essere partita dalla Manciura molti anni prima lasciando marito e figlia piccola, all'inseguimento di un sogno molto "provinciale": quello di affrancarsi da una certa arretratezza di ampie zone della Cina per approdare nella megalopoli moderna.
La sua è una vita però che risente di certe tradizioni: schiva, morigerata, i risparmi nascosti sotto il pavimento, Ye Rutang è comunque una anima candida, una donna che seppur ancora ragiona e insegue ideali quasi "maoisti", non manca mai di poter concedere il suo aiuto agli altri, siano essi una giovane alla ricerca di soldi per curare la figlioletta malata o il cialtrone impostore alla ricerca di qualcuno da imbrogliare bellamente.

La visita del giovane nipote acuisce il senso di distacco tra la sua generazione e quella attuale, la invadente amicizia di una vicina di casa svela una quasi misantropia che contrasta però col suo essere profondo ingenuo, per cui quando l'imbroglione Pan Zhichang , stimolando il suo istinto materno la attrae in un un imbroglio, donando alla donna anche l'illusione di una storia amorosa, Ye Rutang si trova presto a scoprire l'inganno e a seguito di un incidente si vedrà costretta a ritornare nel suo paese d'origine (che è anche quello della regista) tra la figlia che prova rancore per lei e un marito semi-cavernicolo.
Col ritorno in Manciuria, sfiorisce il sogno di Ye Rutang, in un finale magnifico nella sua semplice tristezza e melanconia.
Non ingannino i momenti che strappano sincere risate e divertimento con dialoghi e personaggi coloratissimi; il film è nel suo intimo intriso di un dramma personale pesantissimo, basta leggere negli occhi della protagonista nelle ultime immagini che chiudono la pellicola.
E' il sogno infranto di chi aspira ad una vita diversa, è il sogno di tanti cinesi ed in questo assurge a paradigma di una nazione, è il tema della famiglia, della vecchiaia e della solitudine che tanto caro è alla regista e che da qui in poi sarà il cardine fondamentale delle sue opere.
Come detto la storia sa anche far divertire tra situazioni comiche e duetti da opera cinese, soprattutto quando la scena è retta da Ye Rutang (grande prova di Siqin Gaowa) e da Pan Zhichang ( bravissimo Chow YunFat con la sua carica istrionica); il film si avvale anche di una fotografia stupenda che colora una Shanghai popolare fatta di vicoli e di immagini di altri tempi (il mercato, i caseggiati), che vivono e pulsano sotto la mole dei grattacieli e della colonna sonora di Joe Hisaishi che si incastona armoniosamente nel racconto.
Buone le prove anche di Vicky Zhao nella parte dell' invasata figlia di Rutang e di Lisa Lu, la vicina di casa pettegola.

2 commenti:

  1. Ce l'ho ma non l'ho ancora visto... potrei approfittare dell'uscita di A Simple Life per recuperare anche questo! ciao, c

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  2. Recuperane più che puoi di questa grandissima regista, ne vale la pena :)

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