mercoledì 7 marzo 2012

Taipei exchanges / 第36个故事 ( Hsiao Ya-chuan / 萧雅全 , 2010 )

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Il baratto a Taipei

L'opera seconda del regista taiwanese Hsiao Ya-chuan, collaboratore del grande Hou Hsiao-hsien, qui in veste di nume tutelare sotto forma di produttore, è uno dei lavori che maggiormente rappresentano il cinema dell'isola stato degli ultimi anni, quasi un paradigma formale , oltre che sostanziale.
Lavoro etereo, semplice, quasi minimalista, dal grande impatto stilistico , sotto la cui coltre pulsano sentimenti , sogni ed aspettative.
La storia, semplice come detto, narra di due sorelle, molto diverse tra loro, sognatrice e scapigliata una, razionale e pragmatica l'altra, che coronano il loro sogno di aprire un caffè, nel quale Doris la più grande, può dare libero sfogo alla sua fantasia a base di cioccolate, caffè e dolci, e l'altra , Joise, invece progetta le sue stravaganti tattiche commerciali: il locale infatti, ben presto , diventa un luogo di incontro nel quale l'avventore può trovare oggetti di varia  natura che può prendere scambiandoli con altri.

Il Doris Caffè diventa quindi un crocevia di personaggi e di storie personali dove ricorrendo all'antica arte del baratto si confrontano esperienze e storie di vita.
Questo strambo meccanismo porterà nel finale ad un ribaltamento di ruoli, apoteosi dello scambio di personalità , tra le due sorelle: Doris sogna di intraprendere il giro del mondo, stimolata dalle storie raccontate da un avventore che porta nel locale 36 saponette che vengono ognuna da un luogo diverso del mondo, e Joise invece si trasforma sempre più in una imprenditrice che pensa a racimolare denaro per comprarsi una macchina.
Giocato quasi tutto su un unico ambiente interno, calato in una Taipei luminosa e cosmopolita, il film colpisce anzitutto per la sua scelta di eleganza e di pacatezza dei toni, che a ben vedere sono allo stesso tempo l'aspetto che più risalta e che più limita la pellicola: spesso infatti si privilegia un formalismo quasi accademico sostenuto da una regia indubbiamente valida alla narrazione dei sentimenti e delle emozioni che rimangono colpevolmente un po' troppo distanti e nascoste.
Il concetto di base del film, il baratto inteso come scambio di esperienze e di aspirazioni che conduce ad una simbiosi tra le persone, quasi come ultima ancora di fronte alla crescente incomunicabilità, indubbiamente è originale e affascinante; dove però il regista sembra peccare è nell'andare a scavare maggiormente nell'aspetto emozionale, facendo oltretutto ricorso in maniera a tratti fastidiosa ad un accompagnamento musicale , tra l'altro neppure troppo aprezzabile.
Pur nei suoi limiti che derivano da un eccesso di leggerezza, Taipei Exchanges è comunque un buon film, tipico esempio, come dicevamo, di una cinematografia che fa dei racconti semplici venati di soavità e di sentimento il suo punto di forza.
Molto buona la prova delle due protagoniste, due tra le attrici taiwanesi più apprezzate che abbiamo già   ammirato in alcuni recenti lavori: Kwai Lun-mei ( la predona tartara di Flying swords of Dragon Gate di Tsui Hark) e Lin Zaizai ( Jump! Ashin).

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