domenica 1 aprile 2012

The boys from Fengkuei / 風櫃來的人 ( Hou Hsiao-Hsien / 侯孝贤 , 1983 )

Giudizio: 8/10
Hou Hsiao-Hsien all'origine

The boys from Fengkuei, quinto lavoro  di Hou Hsiao-Hsien, è il primo film col quale il grande regista taiwanese conquistò un riconoscimento internazionale (Festival dei Tre Continenti di Nantes nel 1984), primo di una lunghissima serie che lo impose anche all'attenzione dell'occidente che lo insignì negli anni seguenti dei maggiori premi nei Festival più importanti.
Pur essendo un lavoro che risente di una certa artigianlità e di una primordiale impurità, esso contiene ben visibile, tra le pieghe della storia , tutte le caratteristiche che hanno fatto di Hou uno dei cineasti più apprezzati del Cinema moderno: sguardo realista fino al midollo, suoni e colori che sgorgano spontanei, occhio quasi sempre asettico e distante intento solo al racconto e al suo divenire.

E' la storia di un gruppo di ragazzi di un piccolo villaggio di pescatori nel momento di svolta della loro vita: addio alle risse, alle bravate e alla vita leggera per entrare nel mondo che conta; il trasferimento in città, la ricerca del lavoro, i primi turbamenti amorosi, il continuo affiorare dei ricordi, la spavalderia di chi ancora non ha messo piede nelle pieghe della vita vera.
Oscillando tra i ricordi di famiglia che turbano il giovane Ah-ching e la sua infatuazione per una ragazza vicina di casa, la storia srotola, con la soavità e con la precisione realista che è propria del regista, un racconto di formazione alla vita che contrappone tradizione e modernità, famiglia e ribellione, in una Taiwan che affannosamente si affaccia nei tempi moderni.
Usando quella tecnica di ripresa fatta di immagini fisse entro cui scorrono scene di vita quotidiana, Hou mette in piedi un crescendo che non è solo l'ingresso nel mondo dei giovani protagonisti, ma è anche un affresco di una cultura legatissima ai suoi riti e alle sue tradizioni ancestrali.
Se è vero che soprattutto dal punto di vista stilistico, il film mostra una certa immaturità del regista, altrettanto vero è che l'incedere del tempo, di cui Hou è indiscusso cantore, è ben strutturato nella sua apparente lentezza che nasconde invece il turbamento di chi quel tempo lo vede scorrere tra le sue dita nella quotidianità, che è poi il cardine fondamentale e irrinunciabile dell'opera cinematografica del Maestro taiwanese.
Già nella scelta delle musiche e nelle citazioni cinematografiche (Visconti e Drunken Master) Hou mostra il suo gusto per il citazionismo colto e raffinato, mai fine a se stesso, che lo rende un cineasta assolutamente a se stante nel panorama dell'arte cinematografica.
Nel ruolo del protagonista quel Doze Niu (giovanissimo)  divenuto poi regista , tra gli altri,dell'acclamato Monga, pellicola della scorsa stagione e di Love che ottimi incassi ha riscontrato quest'anno.

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