martedì 3 aprile 2012

The child's eye / 童眼 ( Danny Pang , Oxide Pang / 彭發 , 彭順 , 2010 )

Giudizio: 6.5/10
Ancora fantasmi in cerca di pace

Richiamando, ma solo col titolo, il loro lavoro più famoso, i fratelli Pang dirigono quello che dovrebbe passare alla storia come il primo horror in 3D asiatico.
Operazione dall'indubbio valore commerciale, con un ben identificato target di utenza ma che nel fondo rimane pienamente coerente con la concezione cinematografica dei due fratelli registi.
Storia semplice, direi banale, situazioni preparatorie che costruiscono il nucleo centrale del film, quasi completamente privo di attinenza con quanto visto nella restante ora di svolgimento, abbondanza di effetti speciali ad uso e consumo del 3D, tematiche consuete come la morte, la dannazione dell'anima, il rimorso, la nascita e l'aldilà, fantasmi racchiusi nel loro copro ed impossibilitati a lasciare la vita terrena a causa dei loro sentimenti, sprazzi di ironia e divertimento: questo è The child's eye, pellicola che soprattutto nella mezzora finale è comunque capace di regalare bei momenti non solo dal punto di vista visivo.

Sei giovani, tre coppie in vacanza in Thailandia, sono impossibilitati a tornare ad Hong Kong a causa di disordini che causano la chiusura dell'aereoporto, motivo per cui non rimane loro di fare altro che alloggiare in uno spettrale albergo in attesa di poter lasciare il paese.
Albergo che mostra subito il suo lato inquietante: strani personaggi lo popolano, presenze oscure si appalesano fugacemente, vecchie storie raccapriccianti impregnano le mura dell'edificio, un cagnetto acchiappafantasmi che svela la presenza di spettri tragicamente vaganti e quando il soprannaturale sembra abbattersi anche sui tre giovanotti maschi, sarà una delle ragazze ad improvvisarsi ghost-detective, portando alla luce gli strascici di un passato drammatico.
Tocco finale con colpo di scena accennato  dopo che tutto sembra essere tornato a posto.
Gli aspetti positivi del film stanno proprio nella dissertazione semifilosofica degli aspetti più cari al cinema dei fratelli Pang, che hanno l'indubbio merito di disseminare in una massa di informazioni inutili e finalizzate solo ad una trama narrativa esilissima , la loro visione del concetto di "fantasma", coacervo di esperienze passate, di morte e di dannazione.
Qualche mostriciattolo non manca, così come non vengono meno alcune scene ad alta tensione, ma nel complesso come thriller il film non regala grandi risultati, dimostrando ancora una volta l'equivoco che sta alla base dei film dei Pang: non sono horror, ma ghost story col loro substrato di credenze e tradizioni (in tal senso bellissima la scena del passaggio in un caotico aldilà della protagonista) che sfociano spesso in un climax drammatico che nulla a che vedere col film ad alta tensione.
Film che va guardato con attenzione, cercando di scovare nei dettagli il suo messaggio più profondo e lasciando scorrere invece le immagini a maggior presa: riuscendo a fare ciò se ne apprezzerà la parte più bella e valida.
Vera star del film è il simpatico cagnolino scova-fantasmi; anche il mostricciatolo ispira simpatia, regge il bene il confronto Gordon Lam, mentre la schiera di giovani attori sembra messa lì solo per accalappiare vieppiù folle di teenager.

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