domenica 15 aprile 2012

Glasses ( Naoko Ogigami , 2007 )

Giudizio: 4.5/10
Come annoia il "crepuscolare"...

Glasses come occhiali, quelli che indossano tutti e cinque i protagonisti del film; scelta non casuale, nell'ottica narrativa, quasi a volere dare una impronta di peculiarità al loro  sguardo sulla vita.
Naoko Ogigami è regista che gode di una buona critica e sulla scia dei suoi precedenti lavori, getta ancora il suo sguardo surreale e trasognato sull' esistenza, dirigendo un film nel quale non esiste trama, se non quella che deriva dall'incontro quasi casuale di cinque persone su un isola giapponese dalla sabbia bianchissima e dal mare celeste splendente, in cui tutto si va formando strada facendo, tra riflessioni condite di filosofia zen, solitudine ,evasione dalla realtà, isolamento quasi ascetico, alla ricerca di quel "crepuscolare" che domina tutto il film di cui, a ben vedere, non si capisce il significato più profondo; non è il "meriggiare pallido e assorto" di Montale e neppure "l'ora che volge al desio" di dantesca memoria, è una condizione impregnata di ascetismo e di simbolismo che però, pur intrufolandosi in ogni discorso, non riesce mai a dare un senso compiuto della condizione.

Per tale motivo tutto il film è una stralunata dissertazione condotta da personaggi curiosi, che sembrano usciti da una commedia dell'assurdo, che si poggia molto sull'indubbio fascino che l'ambientazione emana, elevandosi molto spesso a protagonista del film stesso, per fortuna.
Il chiacchiericcio alternato ai silenzi, le poesie e i proverbi incastonati un po' alla rinfusa nella storia , le metafore delle mappe fatte a mano da uno dei protagonisti, la ciclicità cui conduce il finale non giovano ad un racconto che si affida troppo al "nulla" che circonda i personaggi.
Ecco quindi che esercizi in riva al mare, piatti raffinati, dialoghi spesso vicini al no sense, il vuoto che funge da aureola che fa da complemento ai personaggi, il senso del film che sembra risiedere nella sua sola esistenza in divenire, alla lunga stancano e , cosa ben peggiore, annoiano, lasciandoci con un pugno di mosche in mano.
Indubbiamente Naoko Ogigami possiede forte il senso dell'estetica e lo dimostra con una regia molto accurata che sa ben sfruttare l'ambientazione e l'atmosfera da cartolina, però sul piano narrativo il film difetta in quasi tutto, nonostante la chiave di lettura dettata dagli occhiali, soprattutto perchè non si cura minimamente di delineare, neppure fugacemente, i contorni dei protagonisti che più che persone alla ricerca di qualche cosa, sovente sembrano dei disadattati, relegati in un paradiso terrestre dal mare blu e dalla sabbia bianchissima.

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