giovedì 5 aprile 2012

Hanamizuki ( Nobuhiro Doi , 2010 )

Giudizio: 5/10
Film romantico, e poi?

Polpettone romantico sentimentale ispirato niente meno che ad una canzone, che svariate volte torna a farsi sentire nel corso delle due ore di film, Hanamizuki è il classico film di genere e che per certi versi funziona anche, in cui la storia "romantica" si tinge passo dopo passo di tutti i colori possbili, con ovvio lieto fine che riporta tutte le cose al posto giusto, dopo che per tutta la durata della pellicola si è fatto ricorso a tutti gli stratagemmi possibili e immaginabili per renderla il più aderente possibile ai canoni classici.
La storia , spalmata sul lasso temporale di 10 anni, racconta dell'amore di due quasi adolescenti, nato quasi per caso sull'isola di Hokkaido che si barcamena tra aspirazioni diverse, difficoltà, separazioni e lontananza, prosegue su binari lontanissimi tra loro con lei aspirante avvocatessa a Tokyo e lui invece più legato alle tradizioni marinare del luogo d'origine, sembra dividersi irrimediabilmente sotto la forza della distanza e del rimpianto fino a portare i due dentro storie diverse ed infine si ricompone in maniera degna di un drammone romantico hollywoodiano.

Come nucleo centrale di un film romantico gli ingredienti ci sono tutti e soprattutto nella prima parte anche miscelati abbastanza bene, ma quando la narrazione prende la deriva della dispersione in mille rivoli, finalizzata al susseguirsi delle prevedibilissime situazioni, tutte senza alcun guizzo di originalità, che riportano tutta la storia quasi al suo punto di partenza, la pellicola ne risente pesantemente, a maggior ragione quando il regista cerca di infilarci dentro l'immancabile albero di corniolo in fiore che apre il film ,con tanto di citazione poetica e che sembra avere  quasi un ruolo soprannaturale in tutta la storia, l'11 settembre, la guerra in Iraq, qualche pennellata ambientalista, una serie di immagini cartolina (molto belle tra l'altro) che servono da sfondo al clima romantico ricercato, sprazzi di vita famigliare , padri violenti o egoisti, addirittura una strisciante e insinuante lotta di classe.
Ne risulta un lavoro che probabilmente piacerà ai cultori del genere  teleromanzo-lacrime-amore- natura incontaminata, ma che di fondo possiede una debolezza notevole, con una circolarità narrativa  prevedibile e che non osa mai nulla.
I due giovani protagonisti,Yui Aragaki e Toma Ikuta,noto soprattutto per i suoi ruoli nei Drama, indubbiamente hanno belle facce cinematografiche e non se la cavano male , nonostante la sceneggiatura-guazzabuglio, mentre Hiroko Yakushimaro, nel ruolo della madre della protagonista, regala una bellissima interpretazione , unico vero raggio di luce fulgida in un film che non lascia la seppur minima traccia.

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