lunedì 21 maggio 2012

A kick from heaven ( Hanung Bramantyo Setiawan , 2011 )

Giudizio: 6.5/10
L'Indonesia che sorprende

A kick from heaven , film indonesiano del regista Hanung Bramantayo Setiawan è il tipico esempio di come sia possibile riuscire a costruire un film che sa offrire qualcosa di interessante pur partendo da premesse scontatissime e scivolando in un racconto addirittura banale.
Nonostante ciò, grazie ad una descrizione di luoghi, ambienti, atmosfere, usi e costumi molto ben disegnate, alla fine un senso al film lo si trova comunque.
La storia , ambientata in un villaggio indonesiano, adagiato su un altopiano desertico dove i colori hanno un forza penetrante, racconta della passione di una ragazzino per il calcio, osteggiata, almeno all'inizio, dal padre e che diventa racconto di riscatto e di ribellione, storia di formazione nella quale trovano spazio commedia, sentimento e dramma ; una storia quindi come tante  nelle quali si insegue il sogno della vita  che conduce a scelte  senza apparente possibile appello.

Pur costruito con una struttura simile A kick from heaven è però un film che regala momenti interessanti sia dal punto di vista sociale che da quello puramente etnologico: paesaggi stupendi, probabilmente sorprendenti ai più, di una Indonesia arcaica e patriarcale , dove il legame con la terra e con gli animali ha un valore quasi soprannaturale, in cui i polverosi campi di calcio sono prati recintati da quattro assi di legno, dove un paio di scarpe da calcio sono trofei preziosissimi, dove un cavallo può cambiare lo status gerarchico e dove i sogni infranti del passato sono ombre difficili da scacciare ma che si cerca di perpetuare per interposta persona.
Ecco perchè una storia banale può comunque diventare un racconto che ha i sui momenti belli proprio nelle sue pieghe più nascoste, quelle dove si indaga sui rapporti famigliari, dove i personaggi assumono una carica di umanità e di genuinità sorprendente ( si pensi all'allenatore della squadra del villaggio, scopritore del talento del ragazzino protagonista, una quasi parodia, almeno fisiognomicamente, di Gheddafi, al riccone del villaggio che finanzia la squadretta, al padre del protagonista) opportunamente contrapposti alle stelle calcistiche di città.
Per il resto, come detto, il film ha ben poco da raccontare nella sua struttura narrativa, pedissequamente orientato sui binari del più classico clichè occidentale del film di riscatto e di materializzazione dei sogni; per fortuna il regista sa ben incastonare il racconto, che molto spesso passa in secondo piano, in un clima e in una atmosfera che conduce quasi impercettibilmente sulle tracce del documentario etonologico in stile National Geographic.

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