lunedì 28 maggio 2012

Punch ( Lee Han , 2011 )

Giudizio: 7/10
Carrellata su emarginati

Punch è stato nel 2011 uno dei film coreani di maggior successo, soprattutto nel gradimento del pubblico che ne ha decretato incassi da film-evento.
Non è difficile capire perchè questo lavoro abbia incontrato tale successo: film con ritmo buono, toni da commedia sostenuti da dialoghi spesso divertenti, tematiche sociali sottotraccia esplicitate però con leggerezza , carrellata di personaggi vividi e divertenti cui non è difficile affezionarsi nel breve arco  dell'ora e mezza di durata della pellicola.
La storia, tratta da un best seller coreano, racconta di un giovanotto che vive con padre nano e zio mezzo scemo , che non conosce la madre e che viene quasi perseguitato dall'insegnante sia a scuola che a casa, visto che abita accanto a lui ed è costretto a subire le sue "simpatiche "angherie.
Descrivendo un ambiente popolato da personaggi potenzialmente perdenti ed emarginati (disabili, immigrati) , il regista ci accompagna nelle vicende del giovane protagonista, molto spesso costretto a vivere da solo, essendo padre e zio artisti di strada frequentemente lontani di casa; è così che l'insegnante diventa il suo naturale partner, l'adulto con cui confrontarsi in un crescere di complicità, dopo che lo vediamo nelle prime scene del film recarsi in chiesa pregando affinchè fiumi di sventure colpiscano il vicino-insegnante.
Intorno al rapporto che si va plasmando tra i due ruotano una serie di personaggi coloratissimi e che danno un tocco di vivacità alla storia: il vicino psicopatico che parla solo per insultare, un improbabile scrittore alla ricerca della notorietà, la stessa madre del ragazzo, improvvisamente ritrovata dallo zelante professore.
E' proprio la deriva semisentimentale che si apre  con la scoperta della madre scomparsa, immigrata filippina che ha abbandonato il protagonista, che da al film un tocco più profondo ma al contempo più scontato e che conduce ad un finale ottimista e rassicurante, dopo avere però regalato alcuni momenti quasi commoventi (la scena delle scarpe ad esempio) e che vuol fare quadrare il cerchio di una storia che manca probabilmente di organicità , presentandosi più come una serie di quadretti in sequenza molto incentrata sui personaggi che sono il vero punto di forza della pellicola, insieme a dialoghi fitti di sovente molto divertenti.
Commedia brillante, quindi, ma con un occhio a certi strati sociali dove l'emarginazione e le difficoltà si toccano con maggiore forza, atmosfere che non sono frequenti nel cinema coreano; come detto il cardine più solido sta nei personaggi e la scelta degli attori protagonisti è calibrata a questa esigenza: Kim Yoon-seok, attore ormai navigato soprattutto nei ruoli di contorno, è sicuramente il più bravo nell'interpretare il professore un po' cialtrone ma dal cuore tenero, il giovane Yu Ah-in, conosciuto in patria soprattutto per le sue apparizioni in lavori televisivi, interpreta con buona spontaneità il ruolo del ragazzo protagonista e soprattutto Kim Sang-ho, abilissimo in certi ruoli fortemente caratterizzati, che strappa risate a profusione nel suo ruolo del vicino matto e misantropo.

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