venerdì 22 giugno 2012

Curse of the golden flower / 满城尽带黄金甲 ( Zhang Yimou / 张艺谋 , 2006 )

Giudizio: 7/10
Follia e potere

Dopo la parentesi intimistica di Riding alone for thousands of miles, Zhang Yimou torna al kolossal storico epico sulla falsariga di Hero e House of Flying daggers con questo fantasmagorico dramma storico ambientato durante la tarda dinastia Tang ( anche se un improvvido riferimento storico citato all'inizio del film , solo nella versione europea, potrebbe creare qualche confusione storica).
Curse of the golden flower, semplicisticamente reso in un ovvio quanto fuorviante La Città proibita nella versione italiana, è anzitutto un film eccessivo: colori abbaglianti, costumi sgargianti, moltitudini di comparse, impianto scenico che quasi sfiora il kitsch, kolossal dal budget enorme, ritratto di una residenza imperiale fuori da ogni schema ordinario nella sua maniacale descrizione di riti e di tradizioni; è tutto quello che erano i due precedenti wuxia moltiplicato per mille quasi in una folle corsa al parossismo scenico.

Naturalmente da un grandissimo regista quale Zhang Yimou, che conosce l'arte come pochi, non poteva che uscire fuori un lavoro che stilisticamente sfiora la perfezione sotto il quale, si badi bene però, pulsa un racconto intriso di passioni umane debordanti fino alla follia e di riflessioni sul potere quale atto estremo di affermazione.
E' il racconto, quasi interamente ambientato in un magnificamente ricostruito Palazzo Imperiale, delle trame sordide e profonde che percorrono la famiglia imperiale: un imperatore che confucianamente impone la sua autorità come sovrano prima e come padre poi, una imperatrice scossa dalla malattia e avviata alla pazzia, un erede al trono debole e macerato da insane passioni, due altri principi combattutti tra amore filiale , sete di potere e frustrazioni.
Il giorno della festa dei crisantemi, sontuosamente rappresentato dal tappeto giallo di fiori che ricopre il piazzale del palazzo, le trame , le gelosie e soprattutto una shakesperiana follia senza limite avranno il loro culmine in una finale di quelli che riempiono gli occhi, sanguinoso e crudele, in cui il tappeto di fiori gialli intrisi di sangue domina la scena nella sua parte finale.
Follia e potere, passione e rimorso, tradimento e lealtà agitano l'animo dei protagonisti fino al tragico epilogo quasi surreale dove il cerchio vorrebbe diventare quadrato e dove invece si afferma in maniera prepotente ed invincibile la forza e la crudeltà del potere imposto dal Cielo attraverso l'uomo che ne possiede il mandato divino.
La follia che va a braccetto con il potere è da sempre tema che affolla le menti dei registi di ogni tempo e luogo e anche Zhang Yimou non si sottrae a questa spietata riflessione: la follia che ha anche il volto dell'amore illecito e impossibile e il potere che permette ad un padre di uccidere a colpi di cinghia d'oro il proprio figlio, lo stesso potere che ha la capacità di ripudiare una imperatrice e di gettare nell'incesto due giovani vite.
La passione capitola di fronte al potere, le trame segrete vengono spazzate via e i crisantemi gialli si colorano di sangue: questo è l'epilogo della storia in cui anche l'amore filiale deve lasciare il passo alla pazzia e alla sopraffazione del potere.
La trama che il regista tesse è semplice, resa articolata solo dalla sovrastruttura scenica che domina incontrastata che è espressione dell'immutabilità della tradizione e delle leggi imposte dal Cielo ma applicate dagli uomini, e l'indugiare quasi maniacale su ritualità sempre uguali a se stesse è l'espressione di una rigidità formale che si esplica con la sfarzosa ricostruzione degli ambienti della città imperiale.
Probabilmente questo eccesso che percorre il film in lungo e largo non sarà gradito a molti, ed in effetti qualcosa della poetica del primo Zhang Yimou sembra irrimediabilmente persa, ma Curse of the golden flower è lavoro che non si può non apprezzare, pur nelle sue contraddizioni.
La musa Gong Li , tornata per l'occasione a lavorare col suo mentore, dimostra di sapersi adattare benissimo al ruolo in cui l'oscillazione tra odio e amore, rancore e follia impone una serie infinita di sfaccettature al personaggio, così come Chow Yun Fat sa essere credibile nell'affermazione dura e spietata del potere imperiale.

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