venerdì 14 settembre 2012

Beijing Blues / 神探亨特張 (Gao QunShu / 高群書 , 2012 )

Giudizio: 7/10
Guardie e ladri a Pechino

Dopo essersi dedicato a lavori pretenziosi e non perfettamente riusciti, Gao QunShu ripiega su racconti molto più terreni e di presa immediata non da Cina "epica" , bensì da Cina "di tutti i giorni".
Inseguendo con meticolosità e con uno sguardo pieno di simpatia Brother Zhang, veterano poliziotto di quartiere della periferia di Pechino, la storia si perde nei mille rivoli di vite vissute che strisciano nel ventre della grande metropoli.
Affidandosi ad una schiera di attori non professionisti, tutti personaggi però in qualche modo legati al mondo dello spettacolo o dell'editoria, Gao mostra uno spaccato pechinese che diverte con un malcelato umorismo nero e un tocco di malinconia: truffe, imbrogli, atti delinquenziali passati sotto l'occhio attento del poliziotto che , da buon veterano, sa fiutare la tempesta al primo stormire di fronde.

La protagonista indiscussa è la Pechino delle grandi periferie , quella percorsa da sterminati viali, dove una classe neoproletaria urbana stenta a tenersi a galla e ricorre a tutti i sotterfugi per reggere il passo della Pechino moderna e ricca e l'occhio del poliziotto, sempre attento a immortalare tutto con la sua telecamera, è lo sguardo pieno di sì durezza ma anche di compassione e di umanità di chi deve fare i conti con una città e una popolazione in cui pullulano le contraddizioni.
Il racconto di questa città che vive dietro le quinte delle sfarzose vestigia del passato imperiale è il centro pulsante del film tra palazzoni ingrigiti e strade larghissime, auto che sfrecciano e negozietti di ravioli, gente sempre pronta a inscenare tribunali popolari per risolvere le dispute in mezzo alla strada, manovalanze del malaffare alla perenne ricerca di qualche centinaia di yuan in più.
Il regista, sfruttando un copione ciclico che forse alla lunga stanca un po', riesce comunque a dare voce ad un ambiente urbano nascosto, defilato dove però la vita pulsa , in tutti i suoi aspetti, anche quelli più grotteschi.
La perenne telecamera che Zhang si porta dietro e tutte quelle disseminate lungo le strade che lo aiutano a risolvere i casi , sembrano essere per Gao un monito: nell'era della tecnologia visiva imperante, nulla sfugge, neppure in un magma sotterraneo e multiforme quale è il ventre di Pechino. 

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