mercoledì 12 settembre 2012

Pieta ( Kim Ki-duk , 2012 )

Giudizio: 8/10
Ritorna il Cinema primordiale di Kim Ki-duk

Trionfatore a Venezia 69 con l'immancabile e squallida coda di polemiche innescate da mediocri personaggi frustrati del sottobosco cinematografico, Pieta è un vorticoso tuffo all'indietro nel magma di celluloide del  coreano Kim Ki-duk; chi ha amato e apprezzato questo regista, a partire dagli esordi fino al suo lento e apparentemente inarrestabile declino iniziato già dal pur bello Primavera , Estate... che nascondeva già i germi di una certa pedanteria pedagogica e concluso con la deludentissima prova di Arirang, non potrà che ritrovare tratti che sembravano persi in una storia che fa della sua durezza e del suo divenire dramma inarrestabile il principale caposaldo.
Quella violenza primordiale, intesa in senso lato, che grondava da Bad Guy e da Address unknown ad esempio, in Pieta torna a rifulgere, magari a sprazzi, ma con una forza di penetrazione quasi immutata.

E' una storia sporca e violenta in cui galleggiano disadattati, emarginati, sporchi e cattivi confusi in meandri e vicoli cittadini ricettacolo di ferraglie da rigattiere, è la vendetta che si nutre della redenzione, l'amore materno che sconfina nell'incesto, la pietas (intesa in senso letterario latino) che si confonde con un maglione bicolore tessuto a mano.
E' amore balordo anche questo, come lo era quello di Bad Guy, orientato in altra maniera ma sempre di quelli che distruggono e lacerano le carni.
I momenti di grande cinema non mancano ( la scena di madre , figlio e clown fa arrestare il cuore) e sembrano gli stessi momenti, cristallizzati nel tempo, che Kim ha saputo regalare, tra ami che trafiggono e specchi che spiano, in alcuni dei suoi lavori più belli ed è per questo che Pieta è probabilmente un film fin troppo caratterizzato dalla mano del regista al punto di essere quasi prevedibile per chi conosce il percorso cinematografico del regista.
Ma ciò che rende Pieta un "vero" film del Kim prima maniera è quel senso di disagio fisico che sta sempre in agguato dietro ogni fotogramma: è un film che alla fine esplode dilaniando senza imbrogli portandosi via sia la vendetta che la pietas e che , in numerosi momenti, tende a focalizzarsi sul tema del denaro come motore delle sventure umane.
Lui è un aguzzino degli usurai, picchia, storpia e umilia con sadismo, ma la notte si lascia andare ad orgasmi solitari nel sonno, lei è la sedicente madre che lo ha abbandonato tanti anni prima e che torna a galla da un passato  lontano e difficile a implorare il perdono filiale, l'amore materno spinge verso una nuova vita lontana del lercio e dalle ossa rotte, ma questo è solo l'inizio della redenzione-vendetta che segnerà la storia.
Non sappiamo quali radici abbia questo ritorno di Kim a livelli artistici importanti, sappiamo però che fintanto che i risultati saranno questi la coerenza stilistica che guarda al passato non può che fare piacere.

1 commento:

  1. M'hai convinto. E poi il coreano è sempre figo, in un modo o nell'altro.

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