domenica 9 settembre 2012

Quasi amici / Intouchables ( Olivier Nakache, Eric Toledano , 2012 )

Giudizio: 6/10
Il riccone malato e il badante africano

Guardando Quasi amici, ennesima ridicola trasposizione di titolo italiota, ci si rende anzitutto conto di come possa essere risultato uno dei fenomeni cinematografici dell'anno.
Il film è una intelligente (e furba) miscela di tutto ciò che può far ridere e piangere, lasciando aperta tutta una gamma di soluzioni narrative che sguazzano liberamente nel sociale, nel politico, nelle riflessioni filantropiche etc etc.
A tutto ciò aggiungiamo una coppia di attori che risulta affiatata come neppure Stanlio e Ollio lo sono mai stati, che si completano e si contrappongono con la medesima facilità.
Inoltre, ciliegina sulla torta, la storia prende spunto da personaggi realmente esistiti, come a mettere un marchio di garanzia alla veridicità.
Tutto ciò non poteva non sortire risultati strabilianti, proprio perchè è chiarissimo, da subito, il disegno che c'è dietro alla pellicola, che, detto per inciso, nel complesso risulta positiva nonostante la stridente sensazione di qualcosa che è detto e fatto solo per metà, essendo la metà omessa "politicamente scorretta".

Il confronto che si basa sul riccone alto borghese tetraplegico e sul suo badante, africano, sottoproletario, imbroglione ma dal cuore buono che con la sua semplicità irrompe nella formalissima vita del suo datore di lavoro, si gioca tutto su accenni alla condizione degli immigrati africani e sul proletariato delle banlieue contrapposti all'agiatezza borghese che consente di sopravvivere anche di fronte ad una situazione disperata quale quella del vegetale insensibile cui però il  cervello funziona ancora, scommettendo  invece  forte sui duetti e le gag che da queste situazioni vengono fuori a iosa.
Sicuramente un pregio questo impianto narrativo ce lo ha: scansa con forza ed in maniera netta l'ipocrita pietismo e buonismo che pullula invece nei lavori americani e in quelli italici, anzi spesso spingendo sull'accelleratore di un cinismo mai rancoroso che a conti fatti regala i momenti migliori del film.
Grazie al cielo i registi hanno deciso di mantenere un livello basso sulle riflessioni riguardo la malattia ed hanno evitato furbescamente di rispondere alla fatidica domanda se una vità così vale veramente di essere vissuta, anche se implicitamente la apparente leggerezza con la quale raccontano la storia sembrerebbe indirizzare la risposta.
Ecco perchè l'impressione che più rimane addosso dopo la visione è quella di un bel progetto studiato con arte a tavolino che ha filtrato tutto ciò che poteva indirizzare verso una deriva eccessiva, in un senso o nell'altro, scegliendo un equilibrio che non poteva che regalare un  siffatto risultato: film leggero, divertente, becero e soave quanto basta, senza ambasce per nessuno. 

2 commenti:

  1. Tutto sommato parecchio divertente e, paradossalmente, leggero. Elementi che ho apprezzato, anche se per certi versi, come dici anche tu, è abbastanza furbo. Ma noi siamo più furbi dai :)

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  2. Sì ma il furbo come lo intendo io in questo caso è sinonimo di intelligenza, i nostri avrebbero fatto un film all'insegna del furbetto del quartierino speculando su disgrazie e infarcendolo di ovvietà ipocrite.
    Alla fine il risultato è positivo , eccezionale se lo si valuta per il fenomeno cinematografico che è stato.

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