mercoledì 10 ottobre 2012

Days we stared at the sun / 他們在畢業的前一天爆炸 ( Cheng Yu Chieh / 郑有杰 , 2011 )

Giudizio: 4.5/10
Storie (confuse) di giovani taiwanesi

Chi attendeva al varco il regista taiwanese Cheng Yu Chieh, dopo un lavoro che mostrava sicuramente grandi doti di regista quale è stato Yang Yang, dovrà ancora una volta rimandare il giudizio definitivo: il suo ultimo lavoro, infatti, pur confermando a pieno la bravura tecnica  e la scelta delle tematiche narrative, lascia intravvedere, addirittura ingigantite, le medesime pecche che mostra la pellicola precedente.
Quella che all'inizio sembra essere la tipica storia da film sentimental-giovanilistico taiwanese, filone che comunque è stato capace di regalare anche lavori più che buoni, ben presto si arricchisce , quasi per un fenomeno di iperfagia ,di numerose altre tematiche e situazioni che fanno virare il film verso la confusione, quando non verso un vero e proprio guazzabuglio narrativo.

La storia dei due giovani amici, così diversi ma nell'intimo così simili, ci presenta il classico clichè giovanilistico con il corredo di problematiche famigliari e personali che fanno dei due individui due solitari ed irrequieti: bravo a scuola uno , teppistello l'altro, ben presto per quel ben noto processo cinematografico di metamorfosi osmotica, i due sembrano avviarsi vicendevolmente sulle rive opposte della loro esistenza. 
Il problema del film sta nella sua confusione che ben presto si genera tra sottotrame accennate e abbandonate, personaggi che appaiono come momenti topici del film che si rivelano invece solo il pretesto per poter sovraccaricare il racconto di ulteriori tematiche.
E quindi giù con il bullismo nelle scuole, la severità degli insegnanti, la droga, la violenza quasi inconsapevole, i politicanti magna-magna, la polizia,la rivalsa, l'amore in stile Tempo delle mele, padri che compaiono dal nulla e altri che scompaiono nella tragedia, il malessere della crescita e dell'ingresso nella vita; tutto gettato sul tavolo in maniera poco organica e confusa, senza riuscire ad arricchire una storia che non decolla.
L'impressione chiara è quella di un lavoro che parte in un modo e che poi si rivolta su stesso cercando strade perigliose.
Si spera solo che questo regista, che indubbiamente delle doti le ha, sappia prima o poi focalizzare meglio il suo lavoro, magari grazie anche ad una sceneggiatura che non sia troppo lacunosa , come invece appare quella di Days we stared at the sun.

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