martedì 27 novembre 2012

Populaire ( Regis Roinsard , 2012 )

Giudizio: 5.5/10
L'ottimismo vola...e la Commedia americana riciccia

Palese omaggio alla Commedia americana degli anni d'oro ( ci manca solo Audrey Hepburn sbucare fuori dallo schermo...), il film del francese Denis Roinsard, presentato Fuori Concorso al Festival del Cinema di Roma, è anche uno sguardo nostalgico ad una epoca in cui fare la segretaria era una ambizione di tante ragazze, forti del loro talento a battere a macchina su carcasse ferrose sempre pronte al tranello, e in cui le favole spesso avevano un lieto fine , anche nella dorata vita di tutti i giorni intrisa di ottimismo e di luce.

La trama riflette in tutte le sue spigolature il canone commediaiolo: la ragazza di provincia che aspira ad andare in città, il genitore che la vuole donna di casa nel paesino d'origine, il riccone affascinato non solo dalla bellezza della ragazza ma anche da quel suo imbranato candore che nasconde però un cervello fino (secondo i dettami di antichi adagi), il classico diamante grezzo da ripulire dalle scorie per renderlo abbagliante, attraverso un percorso di educazione alla vita sotto la metafora della dattilografia, l'amore che inevitabilmente esplode, nonostante l'apparente vicendevole avversione, l'affaire che si ingarbuglia e il finale alla "arrivano i nostri" tutto miele e baci.
Populaire è tutto ciò, giocato su ritmi sufficientemente sostenuti, che in effetti non si prende mai sul serio, ma che viceversa non offre nulla di particolarmente apprezzabile ove si escludano un paio di occasioni divertenti.
Film da famigliola in cerca di divertimento natalizio, senz'altro più dignitoso di un cinepanettone nostrano, ma troppo citazionista e didascalico per poter dire qualcosa di nuovo e bello.
Una commedia che diverte, rimanda a tempi lontani con un occhio lucido di nostalgia e un ottimismo che vola ad altezze siderali.
L'accoppiata di attori si cala con grande impegno nel ruolo, ma mentre Deborah Francois abbaglia per grazia e per aderenza al ruolo, oltre che per naturale bellezza, Roman Duris, offre una ulteriore dimostrazione che non sono questi i ruoli a lui più congeniali: non bastano smorfie e ammiccamenti per cancellare dal suo volto quella maschera così spontaneamente drammatica che lo esalta in ruoli di ben altro spessore.

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