giovedì 27 dicembre 2012

Holy Motors ( Leos Carax , 2012 )

Giudizio: 8.5/10
Lo sguardo sull'Uomo attraverso il Cinema

L'uomo che si alza dal letto è Leos Carax, accende una sigaretta , lancia uno sguardo fuori dalla finestra su un panorama cittadino notturno freddamente anonimo, scruta la stanza e con una chiave inglese, che come una protesi tsukamotiana sostituisce un dito, apre una porta che lo conduce nella galleria di un cinema all'interno del quale spettatori immobili come statue di sale guardano immagini di Cinema ancestrale, passa barcollando un marmocchio, seguito da un gigantesco cane.
In questo allucinato e surreale prologo Carax mette sul tavolo sin da subito il filo di Arianna con cui seguire la sua riflessione, trasportata sullo schermo dalle gesta di Oscar, attore, trasformista, lavorante camaleontico che seguiamo per una giornata intera aggirarsi per Parigi sotto le più varie spoglie.

E' un racconto frammentato , fantastico in cui il regista dichiara la sua idea sul cinema e attraverso esso sulla vita: omaggia generi vari, cita a non finire registi e opere, cita se stesso nella riedizione parigina di Merde, personaggio che già vedemmo nel segmento diretto dal regista francese in Tokyo!, stupisce con una profondità di sguardo e con un gusto per l'imprevedibile, fa ondeggiare la narrazione tra tragedia e commedia, ironia e commozione fino a regalare un finale bellissimo e sorprendente che riesce a colpire anche dopo quasi due ore di sprazzi di genialità e trovate surreali.
Il cinema che racconta l'uomo, perso dietro la finzione e dietro i desideri, l'uomo ossessionato dalla necessità di vivere, come ripete il brano finale Revivre scritto da Gerard Manset, l'uomo che si affida alle macchine e che nella tecnologia affoga.
Alcuni momenti del film sono a dir poco sensazionali: la scorribanda di Merde nel cimitero parigino fra lapidi che invitano a visitare siti web fino al ratto della bellissima Eva Mendes, la scena sul terrazzo abbandonato di Samaritaine a Parigi con Kyle Minogue, la scena di motion capture con la snodata partner che da vita ad un incontro tra due personaggi mitologici, il finale nel garage dove giacciono le limousine; Carax riesce a stupire e a provocare (alla faccia di chi pensa che per provocare servono peni in erezione e cespugli pubici in primo piano), da delle risposte dirette a chi si chiede quale sia il fine ultimo dell'arte cinematografica agli albori del terzo millennio, ci scruta dentro in maniera apparentemente indolore ma efficacissima, mostrandoci , attraverso i trasformismi di Oscar, le nostre facce nascoste e spesso sconosciute.
Dopo anni di ricercato isolamento il regista francese finalmente torna a dirigere un film bellissimo che di diritto entra fra i migliori di questa annata, e ci regala con l'interpretazione di Denis Lavant uno sprazzo di Cinema leggendario: l'attore , abituale protagonista dei film di Carax, si muove nelle sue maschere cangianti con la bravura di un fuoriclasse che lascia sbalorditi.

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