lunedì 28 gennaio 2013

Speechless / 无言 ( Simon Chung / 钟德胜 , 2012 )


Giudizio: 7.5/10
Amori clandestini

Coraggioso lavoro del regista Simon Chung che affronta di petto il tema dell'omosessualità e della diversità in senso lato. Una storia d'amore clandestina che esplode però in maniera deflagrante.
Il tema dell'omosessualità rimane uno dei baluardi insuperabili per la censura cinese: registi anche affermati in patria , oltre che all'estero quali Li Yu, ne hanno subito le pesanti conseguenze in lavori che spesso di politicamente scorretto avevano ben poco; Speechless, diretto dal regista indipendente  Simon Chung, si erge invece a paladino del cinema politicamente scorretto, proprio per la sua chiara e inequivocabile tematica omosessuale che fa da cardine della storia che viene raccontata.
E' il racconto di un amore gay clandestino tra un giovane francese in Cina per motivi di studio ed un ragazzo cinese che porta al disfacimento di una amore giovanile convenzionale tra quest'ultimo ed una coetanea.

La prospettiva del film varia nelle diverse fasi del racconto: il ragazzo francese trovato nudo in riva ad un fiume incapace di parlare, l'aiuto che gli offre un infermiere nel momento in cui per lui si stanno per aprire le porte di un ospedale psichiatrico l'unico che sembra intuire il dramma profondo che vive lo straniero, il rapporto tra i due che sembra avviarsi lentamente, e ovviamente clandestinamente, verso l'attrazione e poi come un lungo flash back la storia d'amore tra Luke e Han che esplode nel dramma, fanno sì che l'aspetto culturale e di costume viene osservato con gli occhi occidentali e con quelli ancora socchiusi e appannati del ragazzo orientale, in mezzo lo sguardo femmineo.
Il film diventa quindi anzitutto un incontro di culture ed esperienze: come i cinesi ci guardano e come noi occidentali ci insinuiamo nel costume rigoroso e intriso di forti connotati morali dei cinesi; lo straniero visto quasi come un essere diverso soprattutto quando sviluppa comportamenti non convenzionali contrapposto al cinese che vive in maniera repressa e clandestina la sua sessualità.
L'attacco alla morale è amplificato e sublimato dal convergere della cultura cinese con quella cristiana, visto che i giovani frequentano una chiesa cattolica e che il culmine del dramma si consuma in maniera deflagrante proprio durante una cerimonia religiosa, scelta dalla ex ragazza di Han per mettere in atto la sua vendetta.
Ma il tono tutto sommato ottimista con cui il regista affronta l'argomento lo si scopre nel finale , bello e convincente, in cui l'amico infermiere sembra essere pronto per dare spazio ai suoi sentimenti, nonostante tutto.
Film indubbiamente coraggioso questo di Simon Chung , girato in gran parte in Cina, un po' clandestinamente un po' mediante sotterfugi vari, che grazie all'apporto produttivo di Hong Kong è riuscito a vedere la luce, in cui è evidente lo scopo di sdoganare in qualche modo l'omosessualità, tema caro al regista, ma che in fondo è una storia d'amore difficile e tragica che nasce dall'incontro tra costumi e culture diverse e che viene raccontata senza eccessi e con mano ferma dal regista.

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