sabato 16 marzo 2013

Red Light Revolution ( Sam Voutas , 2010 )

Giudizio: 7/10
Sexy Shop in Cina

Anche nella Cina del miracolo economico e del Pil che cresce costantemente in doppia cifra, può capitare di perdere il posto di lavoro di punto in bianco; quando poi nella stessa giornata anche la moglie ti caccia di casa perchè si è trovata un nuovo uomo, al povero Shunzi non rimane altro che ritornare da mamma e papà.
Nonostante la sua semplicità che rasenta l'idiozia, Shunzi sa però cogliere al volo l'idea geniale che scatta allorquando incontra un vecchio compagno di scuola che lo introduce nel business dei sexy shop; sebbene non capisca neppure come funziona una bambola gonfiabile nè un vibratore, il ragazzo si lancia nell'impresa attingendo, come finanziamento, ai risparmi dei genitori ignari del tipo di lavoro che sta andando ad intraprendere. Stralunata compagna di affari una giovane che come lui cercava di sbarcare il lunario lavorando come manichino vivente in un supermercato.

L'idea originale di esplorare questo mondo che rimane piuttosto sotterraneo e nascosto in un paese che a fronte di un atteggiamento storicamente repressivo sul mondo del sesso ma che presenta un numero di sexy shop enorme aperti negli ultimi anni, oltre che ad essere il produttore del 70% del materiale che viene venduto nel mondo, è venuta all'attore-regista Sam Voutas, origini greche, australiano di nascita, giramondo soprattutto nell'estremo oriente che in Cina ha vissuto per alcuni anni lavorando anche in varie produzioni.
Un occhio esterno quindi, verrebbe quindi da pensare ed in parte probabilmente lo è , ma quello che fa di Red Light Revolution un film interessante oltre che divertente è lo sfoggio di profonda conoscenza che il regista, coadiuvato nella sceneggiatura da Wang YiFan, possiede della cultura cinese, soprattutto nelle sue pieghe più popolari e di costume, al punto che vedendo il film senza saperne nulla, si rimarrebbe come minimo sorpresi della cosa.
L'atteggiamento dei cinesi verso il sesso e verso le sue varie sfaccettature è affrontato con grande leggerezza, senza morbosità, con un occhio sempre ironico e divertito, anche quando Voutas si autocensura simpaticamente in un paio di brevissime scene; la carrellata di personaggi, non solo l'istrionico Shunzi, ma anche e sopratutto quelli di contorno offrono un vivido e autentico quadro "pechinese", anche nei dialoghi e nelle sfumature della cultura popolare, regalando una delle battute più belle del Cinema degli ultimi anni allorquando Shunzi per scegliere il nome del negozio di ispira al Sogno della Camera Rossa ( "ah bene, finalmente hanno fatto anche il libro su questo film della televisione!").
Il ruolo di Shunzi è ottimamente interpretato da Zhao Jun che è il traino assoluto del film affiancato da una spalla convincente come l'esordiente Vivid Wang.



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