domenica 17 marzo 2013

The Last Tycoon / 大上海 ( Wong Jing / 王晶 , 2012 )


Giudizio: 7/10
Una storia lunga trenta anni

Personaggio tra i più controversi della Cinematografia Hkese, autentico vulcano di progetti e produzioni sotto le varie vesti di scrittore, regista e produttore, Wong Jing, anche nel 2012 ha diretto tre lavori, l'ultimo dei quali, The Last Tycoon, in coppia con Andrew Lau come produttore, è senz'altro uno dei meglio riusciti degli ultimi anni.
Il film è il classico prototipo da blockbuster che nasce dalla collaborazione Cina-Hong Kong, in cui si cerca di coniugare la spettacolarità, il gusto popolare e la qualità, operazione che non sempre porta a risultati apprezzabili.
The Last Tycoon è il classico drammone a varie facce: melodramma, guerra, gangster story,racconto storico che confluiscono in un unico calderone, opportunamente miscelati e che danno vita ad un lavoro che sbanca il botteghino ma che nel suo insieme regala anche momenti di buon cinema.
E' la storia dipanata lungo trenta anni, a partire dagli albori della Repubblica fino alla Seconda guerra mondiale, di Cheng Daqi, ragazzotto di provincia che si trasferisce a Shanghai dove inizia la sua carriera affaristica fatte di intrecci malavitosi e di operazioni finanziarie all'ombra del grande boss Hong, poliziotto corrotto e capo delle Triadi che vede in lui grandi qualità.

L'unico legame con il passato è l'amore giovanile con Ye Zhiqiu, ora famosa cantante dell'Opera e sposata ad un rivoluzionario; l'incontro tra i due a Shanghai porta ricordi e malinconie ma anche la consapevolezza che il passato è passato.
Come detto il racconto si snoda fino all'invasione giapponese di Shanghai e ci mostra il protagonista , ormai influentissimo uomo d'affari , alle prese con l'esercito nazionalista prima e con i giapponesi poi e parallelamente ci racconta la sua ascesa giovanile negli anni in cui le Triadi gestivano praticamente tutto.
I frequenti salti temporali creano una continuità tra il presente ed il passato e raccontano con precisione convincente la figura di Cheng ed il regista sembra quasi approfittare di questo ampio lasso temporale per manipolare i vari generi cinematografici del cinema storico di Hong Kong con situazioni che appaiono delle vere e proprie citazioni quando non dei dichiarati omaggi: c'è la gangster story di John Woo con la scena nella chiesa, c'è qualche rimando alle atmosfere di Ip Man, c'è una danza sotto gli ombrelli e la pioggia battente che sembra uno strano ibrido tra Sparrow e The Grandmasters, c'è addirittura una lontano soffio che viene da C'era una volta in America con quel giocare col tempo e con i piani narrativi.
Insomma, seppur con qualche ridondanza di troppo (mai visto un film con tante esplosioni fragorose, compresa una scena di bombardamento aereo di Shanghai di alcuni minuti) ed un eccessiva spettacolarizzazione di gusto tipicamente occidentale, il film ha il suo valore, che è quello della storia d'amore tribolata e del sacrificio, della lealtà e del tradimento ( "saremo anche criminali, ma siamo leali e non traditori") fino alla cura delle ambientazioni, al punto che da più parti , una volta tanto, si è gridato alla sorpresa piacevole da parte della critica.
Da buon kolossal che si rispetti il  cast è di quelli che lasciano il segno: Chow Yun Fat sembra tornare ai tempi di Mark e alle pistole in mano, Huang XiaoMing è il suo alterego giovane, Francis Ng il losco militare traditore e Sammo Hung il boss della Triade; tutti in buona forma ma soprattutto il primo è capace di imprimere il suo segno carismatico sul film.

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