venerdì 12 aprile 2013

Crossing Hennessy / 月满轩尼诗 ( Ivy Ho / 岸西 , 2010 )

Giudizio: 7/10
Amore combinato tra anime sole

E' questo il secondo lavoro da regista di Ivy Ho, sceneggiatrice storica del cinema HKese, autrice di punta cui si devono opere importanti quali Jade Goddess Mercy di Ann Hui e Comrades: Almost A Love Story di Peter Chan. 
Crossing Hennessy, così come il suo primo lavoro Claustrophobia, ha ricevuto una buona accoglienza sia da parte della critica che da parte del pubblico.
Il film si basa su una storia , scritta dalla stessa Ivy Ho, ambientata in una Hong Kong pittoresca e vivace al punto giusto, molto spesso inquadrata un po' defilata, in cui si racconta di due personaggi, lui, Loy, quarantenne un po' bamboccione ancora abbarbicato alle tiranniche gonne materne , lei,Oi Lin, che vive sin da piccola con gli zii in quanto rimasta orfana.
L'incrocio delle loro vite è affatto casuale: le rispettive famiglie che gestiscono un negozio di elettrodomestici una e uno di articoli sanitari l'altra, proprio lungo Hennessy Road, combinano un incontro, preludio ad un matrimonio combinato.
I due, a loro modo anime candide e sole, sono gli unici che si rendono conto dell'assurdità della cosa anche perchè ancora impelagati entrambi in storie d'amore tutt'altro che lineari.
A fronte di un materialismo che rasenta il cinismo da parte delle famiglie, Loy e Oi Lin coltivano dentro di loro fantasie innocenti , quali la passione per i libri gialli e il rapporto quasi spirituale di lui con il padre morto che ancora svolge , almeno nei suoi pensieri ,il ruolo di guida.
Tutta la situazione si aggroviglia intorno a questo contrasto evidentissimo che non impedisce comunque ai due di intraprendere uno strano rapporto che li porta quasi in contrapposizione con i desideri delle famiglie.
Definire Hennessy Crossing un film romantico è inesatto: semmai è uno sguardo carico di una certa severità seppure divertita verso alcuni settori della realtà HKese, in cui denaro, affari e una certa dose di cinismo ed opportunismo sembrano farla da padrone.
Il contrasto tra i due personaggi principali, verso i quali scatta subito una istintiva simpatia, e quelli secondari (madre, zii, ex fidanzati ed ex fidanzate)si basa proprio su questo diverso approccio alla vita: da un lato gli affari e l'esigenza di piazzare "la merce", dall'altro il candore di Oi Lin e il senso di inadeguatezza e l'amore per le belle dormite di Loy.
La mano di Ivy Ho, soprattutto come autrice, è leggibilissima e si concretizza in un lavoro dai toni pacati che anche quando sembra virare verso la storia romantica, quando non nel melodramma vero e proprio, mantiene sempre una visione misurata in cui i sentimenti non vengono urlati, ma anzi, quasi sempre sussurrati, semmai è una certa prolissità nei dialoghi l'aspetto meno convincente del film che comunque non ne scalfisce il valore più di tanto.
Grazie ad un buon cast la regista riesce comunque a creare personaggi vivi e ricchi di colore in maniera calzante, soprattutto nella carrellata di ruoli secondari: al ritorno dopo svariati anni di Jackie Cheung, convincente nella parte di Loy, e a quello di Tang Wei, dopo la nota bastonatura ricevuta per Lust di Ang Lee, bravissima e tenera al tempo stesso, si affiancano Danny Lee, Andy On, Maggie Cheung Ho-yee e Paw Hee-ching oltre alle comparsate di Ekin Cheng e Derek Tsang.


1 commento:

  1. È una recensione molto bella, e concordo con te sulla contrapposizione tra due mondi diversi e sulla pacatezza della penna (e dello sguardo) di Ivy Ho.
    Definirla commedia romantica è improprio.

    A presto,

    Asaka

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