giovedì 20 giugno 2013

Countdown ( Nattawut Poonpiriya , 2012 )

Giudizio: 8/10
Jesus, lo spacciatore che viene dal Vecchio Testamento

La stanchezza mi aveva sopraffatto e quindi ben oltre mezzanotte pensai bene di abbandonare il Festival al suo destino in cambio di qualche ora di riposo in più, tanto , pensai, è il solito film Thai mezzo violento, mezzo fantasmoso, mezzo thriller; e malissimo feci: uno dei soli tre film che persi al FEFF è risultato sia nel giudizio del pubblico che in quello della critica come uno dei più belli e interessanti, a piena ragione.
L'opera prima del regista thailandese Nattawut Poonpiriya è infatti un film originale, dalle tematiche affrontate con ironia e con uno sguardo totalmente nuovo che tende a espandere i limiti del thriller nudo e crudo in favore di una  narrazione quasi mai ovvia e ben ritmata, sebbene il fattore claustrofobico sia prepotente.
Passare il Capodanno in piazza a  New York, dopo che dall'altra parte del mondo i fuochi hanno già illuminato l'alba del nuovo anno è un desiderio comune a molti, ma non a tutti, sicuramente non ai tre ragazzotti thailandesi che a New York vivono già da un po' cazzeggiando e sperperando il denaro che le famiglie han dato loro per mandarli a studiare.

Però siccome comunque è Capodanno bisogna festeggiare, magari con un po' di erba e alcool: il pusher abituale è però tornato repentinamente sulla buona strada e allora perchè non rivolgersi a quello che si chiama Jesus e che ha persino il biglietto da visita?
L'irrompere dello spacciatore nell'appartamento dei tre giovinastri da fuoco al film: è il concretizzarsi della più classica delle iconografie cristiane sulla figura di Cristo; capelli lunghi, barba, occhi chiari come neppure un Michelangelo qualsiasi avrebbe potuto dipingerlo; peccato solo che nella Bibbia l'uomo tenga nascoste le canne e che si comporti come uno psicopatico satanico.
Altro momento di accensione: il Cristo che parla inglese improvvisamente inizia a parlare thai e sfoggiando una violenza sadica senza limiti si erge a moralizzatore e castigatore delle nefandezze umane ( e i tre giovanotti ne hanno commesse, eccome). 
Citazioni dell'Apocalisse, atteggiamenti da giustiziere stile Clint e il film raggiunge l'acme con fotogrammi che mostrano il Cristo molto terreno circondato di luce (al neon) mentre si accanisce contro i peccatori e a cui spuntano le stigmate come fossero ferite trapassanti delle mani.
Per i tre giovani è il momento della resa dei conti, anzitutto con se stessi.
Il finale che non ti aspetti mette il sigillo ad un film che per forza dissacrante e al tempo stesso moralizzatrice teme pochi confronti in quest'anno cinematografico di thriller all'acqua di rose.
Come detto ritmo frenetico , soprattutto grazie ad un montaggio valido e a movimenti di macchina da capogiro, momenti che sembrano richiamare alla memoria il Tarantino più pulp, comprese le carrellate dall'alto sui luoghi degli eventi, tensione che si palpa , nonostante i frequenti cambi di registro, stuzzicanti incroci filosofico-religiosi cristiano-buddhisti: una bella miscela che fa di Countdown un film da apprezzare, con addirittura dei momenti quasi da cult movie.
Scordiamoci di vedere mai un tal film in Italia: seppur iconografica , la figura di Cristo vendicatore fa arrossire l'"occhio per occhio , dente per dente" dell'Antico Testamento; troppo per una cultura cristiana come la nostra più incline al rassicurante Nuovo Testamento.

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