sabato 24 agosto 2013

Caught in the Web /搜索 ( Chen Kaige / 陈凯歌 , 2012 )

Giudizio: 7/10
La Rete: una trappola mortale

Il nuovo millennio avanza e si nutre di informazione in real time, media e network usano la rete come uno specchio che immediatamente rilancia nello spazio sterminato tutto ciò che un occhio o un orecchio elettronico può carpire; il pericolo di questa che appare come la sublimazione della democrazia instant time e della realtà osservata e vissuta senza filtri è chiaramente sotto gli occhi di tutti, a maggior ragione in un paese come la Cina in cui tutto avviene ad una velocità decuplicata anche in considerazione dello sterminato bacino di fruitori del boom tecnologico.
Partendo da questi presupposti e da un primum movens probabilmente un po' forzato, Chen Kaige racconta un massacro mediatico, perpetrato in nome della (dis)informazione, capace di triturare tutto, azzerare rapporti umani, annientare esistenze e tradizioni.
Essere ripresi su un autobus da una cronista d'assalto in cerca di gloria, mentre ti rifiuti di cedere il posto ad un anziano, diventa la scintilla che da fuoco alla storia; e poco importa che noi solo sappiamo che quella giovane e bella donna in carriera ha appena saputo di avere un cancraccio che la porterà probabilmente nella fossa ( curarsi in Cina costa carissimo...); la clip diventa motivo di dibattiti in tv in cui si parla della mancanza di rispetto per gli anziani ed il meccanismo si mette in moto.

La donna diventa rapidamente, anche giocando su ambigue situazioni (che per noi ambigue non sono), una puttanella rovina-famiglie, gli equivoci , attraverso la Rete e la Tv, mai così accomunate, fanno gonfiare il caso, le manovre finanziare si fondono con la vita privata e anche quel piccolo barlume di solidarietà è sottaciuto, nascosto, fino a quando, fuori tempo massimo sfocia in sentimento.
La lucidità con cui Chen Kaige analizza quella che sta diventando la società cinese è spietata: ipocrisia, arrivismo, mancanza di ogni remora sociale e di ogni vincolo morale, vita privata fatta a pezzi in nome del voyeurismo becero, sconfitta senza appello della solidarietà e persino dell'amore.
E' un pessimismo che, come detto, nasce da presupposti un po' forzati , ma che ben fotografa una realtà che ormai ad Oriente come ad Occidente appare ben oltre i canoni orwelliani, addicendosi forse maggiormente a quelli kafkiani.
Insomma anche se non tutto è strutturato alla perfezione, non si stenta a credere che storie simili  possano accadere, persino ai nostri occhi ormai perennemente bendati di fronte all'inciviltà che nasce dall'assurdo rincorrere la realtà nel suo divenire, fotografata quasi sempre con occhio non imparziale.
Il regista tiene bene in mano il film,  creando una storia credibile e per certi versi agghiacciante, sebbene non cada mai nell'eccesso , in un verso o nell'altro.
Ormai possiamo ben dirlo: il mondo è un unico villaggio globale, dove Pechino può essere tranquillamente Londra o New York, un villaggio caduto ormai preda di una Rete che sa distruggere quando cade ogni valore etico ed in cui l'informazione in tempo reale è capace di spazzare via anche secoli di storia e di tradizioni.

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