giovedì 24 ottobre 2013

Mongolian Ping Pong / 绿草地 ( Ning Hao / 宁浩 , 2004 )

Giudizio: 8/10
"La Palla della Nazione"

Diplomatosi alla prestigiosa Beijing Film Academy, Ning Hao è senza dubbio uno dei registi più interessanti nell'ambito del panorama cinematografico cinese, soprattutto grazie alla sua originalità. Sebbene il grande successo sia giunto con Crazy Stone prima e Crazy Racer poi ed infine con Guns and Roses, tutti lavori in cui la commedia brillante si coniuga ad un atmosfera scanzonata e spesso quasi surreale, il suo primo lavoro in assoluto, questo Mongolian Ping Pong, si discosta un po' dai canoni che successivamente hanno fatto del regista uno degli autori cinesi più brillanti.
Pur costruendo un film che sembra più una descrizione etnologica e naturalistica, nel suo interno sono però vivi i segni della sua fantasia narrativa un po' stralunata e mai ovvia.
Nelle grandi pianure mongole abitate dai nomadi che ancora venerano Gengis Khan come un Dio, un gruppo di ragazzini svegli e intraprendenti trova quasi per caso in un fiume una pallina da ping pong che a loro però, ignari dello sport nazionale, sembra quasi una apparizione mistica: spiriti del fiume che affiorano? misterioso oggetto incomprensibile?

I ragazzini non sapendo nulla, fanno lavorare la fantasia fino a quando qualcuno dice loro che quella è la "palla della nazione" motivo per cui, onde non venir meno al loro dovere civico, escogitano un piano per riportare il prezioso oggetto a Pechino, la città che i canti degli anziani raccontano stare sotto la grande montagna dorata.
Naturalmente attraversare il deserto del Gobi, per di più in direzione opposta, non porta a nulla e anzi la fortuna vuole che non succeda niente di irrimediabile.
Il finale, straordinario, è il sogno che si infrange, i castelli di fantasia che vengono spazzati via con un colpo di vento, proprio quando uno dei ragazzini si trasferisce in città per iniziare la scuola.
Il film, bellissimo, vive sì sulle spettacolari immagini di un panorama sconfinato quanto grandioso, così come sulle prove ricche di spontaneità degli attori, tutti non professionisti, abitanti della Mongolia interna, ma è anche un omaggio a quella età in cui la vita è fatta di fantasia che vola e di personalità che si costruiscono giorno per giorno.
In più, e qui si vede già la mano del regista che meglio apprezzeremo nei lavori seguenti, non mancano i momenti e i personaggi carichi di ilare umanità come sono i due padri dei ragazzini protagonisti: uno che passa il tempo a giocare con delle camere d'aria e l'altro che tenta in tutti i modi di costruirsi una improbabile antenna per la televisione.
Qualche occhiatina un po' maliziosa sul rapporto tra il governo centrale e i mongoli e una colorata e divertente descrizione di riti e usanze indigene, completano il quadro di un film in cui la soavità del racconto si sposa con una natura bellissima.
L'opera prima di Ning Hao, pur nella sua profonda diversità, va sicuramente affiancata come valore alle opere seguenti che lo hanno posto all'attenzione  come una delle voci più interessanti del variegato cinema cinese.

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