giovedì 14 novembre 2013

Quod erat demonstrandum ( Andrei Gruzsniczki , 2013 )




Giudizio: 6.5/10
Come eravamo rumeno

Un bianco e nero vintage di quelli d'annata avvolge le vicende raccontate in Quod Erat Demonstrandum del regista rumeno Andrei Gruzsniczki: facce, abiti, macchine, arredamenti da anni ottanta con le foto di Ceaucescu che ti guardano ovunque, una Securitate che tutto sa e che tutto muove, un giovane matematico che manda le sue pubblicazioni scientifiche in Occidente scatenando le ire delle autorità che lottano contro le idee controrivoluzionarie e borghesi, una giovane donna separata dal marito che vive a Parigi ed in attesa di ricongiungersi, lei e il figlioletto, con lui, un anziano padre che ormai le ha viste tutte e che ben conosce certe dinamiche e certi processi di una società grigia.
Questo l'impianto , volutamente caratterizzato , del lavoro rumeno , presentato al Festival di Roma in Concorso: è un "come eravamo" così simile a tanti film che hanno fatto della guerra fredda uno dei cardini del cinema degli anni 80-90.

Ma Quod Erat Demonstrandum, è , per fortuna anche altro, evitando , anche se con qualche difficoltà, il film di maniera e scontato: è anche lo studio degli stati d'animo dei personaggi costretti a muoversi nell'ombra e obbligati al compresso e alla delazione per poter ottenere qualche vantaggio. Il giovane matematico, immolato sull'altare dell'eroe che segue le sue idee rischiando di grosso e la giovane donna, costretta a piegare la testa in favore del mercimonio perché i sentimenti e gli affetti sopravanzano le idee e la lealtà sono i due poli nei quali il film di Gruzsniczki si muove, in mezzo il tenace segugio della Securitate che con zelo svolge il suo lavoro, abbacinato dalla possibile promozione all'orizzonte se fa le cose per bene.
Sono tutti personaggi che si muovono per uscire, a loro modo, dal grigiore di una vita che comporta il razionamento del cibo, le file ai negozi, il contrabbando di qualsiasi bene, è una lotta per sopravvivere in un ambiente che stende il suo manto oppressivo ed ostile ovunque.
Il finale amaro, ma credibile, ci restituisce riflessioni sul potere e sulla capacità dell'uomo di fuggirlo e di spezzare le catene: anche il tradimento in questo contesto può apparire un gesto quasi ovvio, normale, addirittura dovuto, perché è di quello che la protervia e la violenza del'oppressione si nutre per stendere la sua rete di controllo e di paura.
Definire Quod Erat Demonstrandum film riuscito in pieno è giudizio avventato, però ritenerlo come una lucida rilettura di un passato neppure troppo lontano alla luce degli sviluppi moderni è plausibile: una icona tragica che ha segnato la storia di una parte dell'Europa.

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