lunedì 2 dicembre 2013

The Resurrection of a Bastard ( Guido van Driel , 2013 )

Giudizio: 7.5/10
Dark comedy nella terra dei Frisoni

Il vecchio Ronnie è un gangster gigantesco, violento, specializzato nel recupero crediti, che non si crea scrupolo in nessuna situazione anche quando c'è da ammazzare di botte una donna; il nuovo Ronnie è meditativo, sensitivo, ha acuito il gusto per la buona cucina e per i buoni sentimenti; in mezzo una pallottola che gli ha sfiorato il cervello al culmine di una festa assurda.
Intorno a questo perno centrale Guido van Driel costruisce la sua opera prima direttamente derivata da una sua graphic novel: la trasformazione di un bastardo che passa per il contatto ravvicinato con la morte, si svolge in una ambientazione dove la natura ha un'anima , in una Olanda dove ancora echeggiano le tradizioni dei Frisoni, proprio nella città che vide il martirio di San Bonifacio che tento l'evangelizzazione nell'VII secolo di una terra fortemente pervasa dal misticismo dei riti pagani.
In mezzo un emigrato dall'Angola che sposa il suo animismo con la natura, un rozzo contadino in cerca di vendetta e una serie di personaggi di contorno, alcuni dei quali assolutamente straordinari.
La storia che procede su binari paralleli che tendono però a convergere all'infinito è sviluppata su toni ora da black comedy, ora da rivisitazione tarantiniana, ora da gangster movie, sempre però con un alone di leggerezza e di mistero che regalano alla pellicola la giusta tensione fino alla fine.
La provenienza dalla graphic art del regista si apprezza soprattutto nel suo sapere presentare immagini che sembrano degli schizzi colorati, dominati dal piattume olandese a ridosso delle enormi dighe e del mare.
Il film è sì, forse semplicisticamente, la resurrezione di un bastardo, ma è anche una rilettura di tradizioni popolari quasi con sguardo antropologico che fanno scivolare via spesso e volentieri il clima da noir che il film sembra voler ogni tanto indossare, ma soprattutto è un lavoro che è pieno di sorprese: dal compare con le basette vintage sempre pronto a dileggiare gli immigrati all'altro compare cinefilo animato da profondo sadismo che però decide di prendersi un anno sabatico, fino al capobanda dal nome impegnativo (James Joyce) che suona la chitarra elettrica e parla per parabole; un finale misterioso e soave e una figura, quella di Ronnie, che anche grazie all'ottima prova di Yorick van Wageningen, risulta una delle più belle di questo scorcio del panorama cinematografico europeo.
Commedia dark condita con ironia, Tarantino da una parte e i fratelli Coen dall'altra, The Resurrection of a Bastard è film piacevolmente sorprendente che mette in evidenza le doti di un regista che probabilmente faremo bene a seguire nel futuro. 

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