lunedì 10 febbraio 2014

Confession of Murder ( Jeong Byeong-gil , 2012 )

Giudizio: 6.5/10

Una lunga scena convulsa, con la pioggia battente, tra vicoli, scale e tetti fa da prologo a Confession of  Murder , opera prima del coreano Jeong Byeong-gil: è un drammatico faccia a faccia tra un serial killer accusato di avere ucciso una decina di donne e il detective che si occupa del caso, quasi la cosa fosse un fatto personale tra loro due.
Anni dopo, entrata in vigore la prescrizione per il reato ( e sì perchè in Corea anche per l'omicidio esiste la prescrizione), un uomo attraverso un libro in forma di confessione si accusa di essere il killer; libro che vende in maniera vertiginosa, l'autore che diventa una specie di idolo con tanto di fans club  e per il detective, che del killer porta il ricordo di uno sfregio sulla faccia, il passato torna a galla anche perchè tra le vittime c'è anche la sua fidanzata; qualcosa però non convince a pieno il poliziotto, che si trova schiacciato tra l'assassino diventato una star mediatica, i famigliari delle vittime che vorrebbero farsi giustizia da soli e le pastoie della legge.
La storia tende ad arrotolarsi su stessa creando il classico colpo di scena finale.

Episodi come quello raccontato nel film in Corea sembra siano piuttosto frequenti e, vale ricordarlo, esiste un filone consolidato nella cinematografia coreana che su simili argomenti si nutre da anni, avendo regalato opere eccellenti (Memories of Murder di Bong Joon-ho) altre comunque buone o discrete ( The Chaser ad esempio ) ed anche talune non degne di essere neppure nominate: insomma il modello narrativo esiste, quel thriller alla coreana che poi dilatandosi si appoggia all'action movie o al poliziesco.
Fintanto che Confession of Murder si mantiene sui binari del thriller la storia è abbastanza ben costruita, ingarbugliata al punto giusto e con le consuete divagazioni sulla vendetta (la vendetta di gruppo inseguita dai famigliari somiglia tanto a quella di Lady Vendetta) e sulla sua forza purificatrice; accettabile anche la seppur ovvia e convenzionale critica sociale rivolta ai media, che nel film sono i principali responsabili della creazione del personaggio mediatico del serial killer, oltre che il frequente tratteggio con tinte molto critiche della società coreana e della polizia tipica di molti lavori.
Quando invece, come una sorta di deformazione professionale (il regista è stato per lunghi anni uno stuntman), l'action movie cerca di appropriarsi della storia con scene che definire surreali è poco, il tutto si sgonfia in maniera clamorosa; per fortuna le scene di questo tipo sono un paio , ma quei 10 minuti in più, assolutamente inutili per la dinamica del racconto, rischiano di compromettere in maniera irrecuperabile il film intero.
Confession of Murder insomma per molti versi si inserisce con dignità nel filone del thriller  se solo fosse rimasto questo; possiede un buon ritmo , la storia attira l'attenzione e la sorpresa sembra essere sempre dietro l'angolo, con divagazioni politiche riguardo al sistema legislativo coreano e con deviazioni quasi grottesche su sempliciotti e poliziotti inetti; facciamo finta che la venatura da action movie sia stato un incidente di percorso e basta.

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