sabato 15 febbraio 2014

Un giorno devi andare ( Giorgio Diritti , 2013 )

Giudizio: 7/10

Dopo la piccola comunità montana della Val Maira e quella emiliano romagnola in strenua difesa sull'Appenino  durante la guerra, Giorgio Diritti nel suo terzo film allarga l'orizzonte verso l'Amazzonia dominata dai fiumi maestosi e dalla foresta infinita: è qui infatti che si rifugia Augusta dopo il trauma della perdita del figlio, la conseguente sterilità e l'abbandono da parte del marito, presso una suora missionaria amica della madre. 
Dal primo fotogramma, in una poco convincente sovrapposizione di luna ed ecografia fetale, la donna mostra tutto il suo stato di prostrazione e di abbandono doloroso del mondo.
Non la aiuta la ricerca di Dio , cui l'amica suora la spinge: la voce sovrannaturale non giunge alle orecchie di Augusta che anzi vede quasi come una sopraffazione la forzata evangelizzazione cui vengono sottoposti gli indios, motivo per cui decide di abbandonare l'amica suora e rifugiarsi nel ventre putrido della favela di Manaus dove pullula una umanità oltraggiata  cui sono riservate sofferenze probabilmente peggiori di quelle che prova lei e che per tale motivo sembra infonderle una nuova visione della vita che la aiuti a riemergere dal suo personale baratro.
Ricevuta prova tangibile della condizione crudele cui sono sottoposti gli indios trapiantati in città in seguito alla "civilizzazione" coatta, per Augusta non rimane altro che il viaggio solitario in canoa lungo il maestoso fiume, sprofondata nella sua disperazione e nella sfiducia.
Lo sguardo umanistico e naturalistico cui Diritti ci aveva abituato nei suoi notevoli due precedenti lavori c'è tutto in Un giorno devi andare: consueta profondità di prospettiva, racconto condotto con ritmi pacati e riflessivi ma sempre molto molto precisi, attenzione quasi maniacale al concetto di collettività e di comunità contrapposto a quello di individuo,  uno studio sociologico-antropologico quasi da culture della materia.
Il concetto della sofferenza umana, vuoi individuale, vuoi di massa è l'elemento chiave di tutto il segmento narrativo che si svolge in Amazzonia, così come la vitalità presente negli indios sembra essere una chiave di lettura per superare le condizioni di vita misere: lo specchiarsi della donna in tale condizione è al contempo una analisi universale e intima del disagio profondo.
Dove Un giorno devi andare mostra forse l'unico, ma importante , difetto è nella sua bipartizione tra le vicende in Amazzonia e quelle nel Trentino , nella città natale di Augusta dove la madre è attanagliata tra il dolore per la perdita recente del marito, l'ansia per la figlia lontana e la cura per l'anziana madre; il frequente trasvolare l'oceano dalla sporca e umida favela di Manaus al gelido e innevato Trentino ha poca coerenza col racconto, aggiunge situazioni spesso poco chiare e comunque prive di qualunque legame con la traccia narrativa amazzonica. Francamente è un bipolarismo narrativo che non solo non regala nulla di valido al film, ma ne mina la perfetta riuscita.
Se la storia fosse stata circoscritta nell'ambito dei villaggi indios amazzonici prima e della favela di Manaus poi , si sarebbe anche potuto perdonare il finale un po' ingenuo e frettoloso, valutando la pellicola a livello delle precedenti del regista emiliano, così invece , pur risultando un film bello e valido, rimane un piccolo retrogusto amaro.

1 commento:

  1. Una delle migliori recensioni lette finora su questo film, complimenti! Anche perchè mi trova pressochè concorde su tutto e, specialmente, su questa bipartizione della vicenda. Ho trovato alquanto pesanti, oltre che di poco rilievo, proprio i momenti girati in Trentino, troppa discordanza tra le due ambientazioni. Ora il ricordo è un pò vago, ma forse, l'unico punto in cui invece c'è una correlazione abbastanza riuscita è proprio verso la fine, con l'immersione di Augusta nel ventre della foresta alternata alle sequenze in ospedale, se non sabglio. A ogni modo nemmeno il finale non mi è dispiaciuto, ma essendo un amante del "cinema contemplativo", credo questo abbia giocato a favore.

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