venerdì 4 aprile 2014

Mortician / 临终囧事 ( Cub Chin / 钱江汉 , 2013 )

Giudizio: 7/10

Il piccolo Xiaobo viene colpito da un fulmine durante un funerale e il danno neurologico fa sì che non può più ridere; rimasto orfano dopo la morte della madre si prende cura di lui lo zio impresario funebre, tormentato per il senso di colpa per l'incidente di cui è stato involontaria causa. 
Anni dopo dal piccolo villaggio dello Yunnan zio e nipote emigrano in città per espandere e dare lustro all'attività funeraria.
Pieno di superstizioni e di paure il giovane Xiaobo prende servizio ufficialmente come assistente dello zio e trova nella camera mortuaria la sua nuova casa che ben presto si trasforma , ai suoi occhi, in un luogo abitato di fantasmi che però tali non sono, bensì curiosi e stravaganti collaboratori dello zio.
Nel microcosmo della camera mortuaria, presso cui è ambientato praticamente tutto il film, prendono vita le storie personali dei personaggi, capitati lì non per caso: il vecchio Wang, crematore ufficiale, che veglia sulla moglie morta e conservata in frigorifero e che non si vuole separare da lei  rimandando per anni la cremazione, la giovane e bella  ricomponitrice di cadaveri che vuole dare alla morte un volto meno brutto di quello che è, lo  zio che si affanna a mettere in piedi funerali "di lusso" perchè la morte è l'ultimo capitolo della vita e per onorare la vita bisogna rispettare la morte; lo stesso Xiaobo si convince che per uno che non può ridere l'unico lavoro possibile è quello accanto ai cadaveri.

Dopo un inizio da classico "zombie movie" e dopo avere oscillato con fare quasi provocatorio per tutta la prima metà del film tra la commedia nera e il thriller-horror appena accennato, nella seconda parte il film si adagia  su toni più riflessivi, dando spazio ai sentimenti, chiudendo storie che stanno in piedi da anni ed esplorando , allo stesso modo di Departures di Yojiro Takita e di Still Life di Pasolini ma con registri da commedia quasi brillante e senza eccessive pretese filosofiche, il rapporto vita-morte e lo strano connubio che si crea in questa rapporto tra chi lavora coi morti e l'idea del trapasso.
Mortician possiede il pregio di essere un film divertente, in alcuni momenti strappa risate con vero gusto (vedi la scena del finto funerale), ma al contempo è capace di offrire una visione, seppur tutto sommato brillante, sulla morte; inoltre soprattutto all'inizio il regista si diverte a mescolare i generi lasciando una certa aleatorietà su quello che è il tema principale della storia.
Rapporti famigliari, superstizioni, solitudini inseguite con tenacia e qualche riflessione su tematiche universali, fatta però sempre con garbo e con il sorriso, regalano a questo lavoro una atmosfera divertita e leggera, nonostante tutto; l'ambientazione scelta all'interno della camera mortuaria costruita a guisa di hotel di lusso è azzeccatissima, a dimostrazione di come in Cina anche il mercato del caro estinto possa configurarsi  come un bussiness ad alto rendimento.
Le prove degli attori sono convincenti: dall'amimico Bao Bei'er all'istrione Jim Chim, da Stanley Fung a Monica Mok regalano interpretazioni ben calibrate e valide.

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