sabato 19 aprile 2014

R100 ( Matsumoto Hitoshi , 2013 )

Giudizio: 8.5/10

Katayama è il tipico giapponese medio: lavoro ordinario in un negozio di articoli di arredamento per la casa, vita grigia con la sua immancabile borsetta al seguito, moglie in coma da due anni in ospedale, figlioletto di cinque anni alla cui cura è aiutato dal suocero. Forse per noia, forse per solitudine, forse per provare l'ebbrezza di una "botta di vita" un giorno varca la soglia di una porta che conduce ad un club dal nome inequivocabile, Bondage; all'interno un  concierge che detta le regole , promettendo piacere ed estasi: abbonamento annuale non rescindibile e , tra le altre, la regola principe, la sottomissione assoluta, succube inerme di quanto accade.
Da quel momento una serie di inquietanti personaggi femminili, in rigidissimo stile sadomaso si appalesano nei momenti più inopportuni dispensando botte, angherie varie, frustate, calci alle palle e sputi a fiumi procurando all'uomo una trasformazione estatica raffigurata dallo stravolgimento dei tratti somatici e dalla comparsa di una aura di beatitudine.

Quando però il gioco travalica l'ossessione e la pulsione personale Katayama scopre come sia realmente impossibile tornare indietro, le regole vanno rispettate anche quando c'è il coinvolgimento della famiglia.
Il colpo di genio di Matsumoto però è dietro l'angolo: dopo un po' che andiamo avanti osservando mistress rigidissime che si danno da fare con l'uomo procurandogli un'euforia estrema, scopriamo che quello a cui stiamo assistendo non è altro che un film, appunto R100, diretto da un regista centenario al suo centesimo film che candidamente ci ricorda come è inutile cercare di capirlo, noi e le persone che lo stanno guardano all'interno del film, probabilmente dei critici o dei produttori, perchè per potere apprezzare e comprendere il suo lavoro bisogna avere almeno 100 anni.
Dopo ciò il film comincia a scorrazzare il lungo e in largo tra i vari generi: dal sadomaso all'action movie giapponese, rigidamente accompagnato da una colonna sonora nella quale il ruolo principe è svolto da Beethoven con il suo Inno alla Gioia della Nona Sinfonia ( straordinario il finale, autentico trionfo di sadomasochismo in tono ironico) ma anche dal rock e dal reggae in un crescendo esplosivo e surreale, nel quale il confine tra masochismo e sadismo si dimostra labilissimo e che è dominato dallo scontro tra Katayama e una sacerdotessa volgarissima nel suo biondo platino e nelle sue enormi cosce cinte di pelle nera, signora incontrastata sadomaso, capo supremo del Club.
Matsumoto è uno di quei pochi registi che , a prescindere dalla qualità artistica del suo lavoro, ha la rara capacità di stupire, risultando già solo per questo geniale: R100 è infatti da un lato una sarcastica e pungente satira sociale dei costumi e dello stile di vita del giapponese medio, dall'altro è la descrizione di una pulsione violenta e irrefrenabile, mediata dalla mente e dalla fantasia di un venerando folle e anticonformista che si avvale dei canoni cinematografici più distanti tra loro per dare forma ad un film nel film che è il catalizzatore potente del racconto.
Neppure Matsumoto poteva venire meno alla tendenza giapponese degli ultimi tre anni di ricordare in qualche modo l'evento che dai tempi della fine della Seconda Guerra mondiale ha maggiormente colpito e segnato il paese: il continuo riferimento che fanno tutti i personaggi a fantomatiche scosse di terremoto che invece tali non sono è un divertito , macabro e ironico omaggio all'ossessione di un paese intero.
R100 è film sfavillante, divertente e destruente, macabro e cattivo, ironico e sorpendente e conferma quanto di bello il regista ci aveva fatto vedere nei suoi lavori precedenti; ecco perchè Matsumoto Hitoshi oltre che geniale sa essere capace di lavori che rimangono impressi: riuscire a stupire e al contempo creare una pellicola che centra il bersaglio in pieno è impresa che nel Cinema contemporaneo riesce solo a pochi personaggi.
A parte Omori Nao (l'Ichi The Killer di Miike) nel ruolo del grigio Katayama, il film presenta una straordinaria carrellata di attrici giapponesi che destano curiosità nei loro abiti sadomaso: tra queste colpiscono in particolare Terajima Shinobu con la sua frusta  e inguainata come una perfetta mistress, Watanabe Naomi, la Signora della Saliva, e una magnifica Ai Tominaga che tira calci come ossessa.

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