giovedì 15 maggio 2014

Oltre le colline ( Cristian Mungiu , 2012 )

Giudizio: 6.5/10

Cristian Mungiu è considerato uno degli alfieri della Nouvelle Vague cinematografica romena, quella corrente formatasi a partire dalla caduta del comunismo e che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo: Mungiu tra questi autori è sicuramente il più premiato oltre che quello meglio inserito nei circuiti festivalieri europei.
Per il suo terzo lungometraggio (vincitore del premio come migliore sceneggiatura al Festival di Cannes, oltre al riconoscimento alle attrici) sceglie di ispirarsi ad un fatto di cronaca avvenuto alcuni anni prima in Moldova su cui costruisce un racconto che in maniera molto schematizzata potremmo definire un titanico scontro tra due irrazionalità: quella della religione e quella di un amore passionale ed ossessivo.
Le protagoniste sono due ragazze, cresciute assieme in un orfanotrofio, figlie di quel baratro che fu il periodo a cavallo tra la caduta di Ceausescu e i primi passi della fragile democrazia romena; uscite dall'istituto le loro strade si separano: una, Voichita, entra in un monastero ,  l'altra viene data in affidamanto ad una famiglia dalla quale ben presto fugge per andare a cercare fortuna in Germania.

Quando le due si ritrovano inizia la lunga battaglia della quale non abbiamo ben chiari i termini: è Voichita che vuole salvare Alina invitandola ad abbracciare la fede o è invece quest'ultima che vuole riportare l'amica ad una vita più terrena e laica liberandola dal fanatismo religioso?
Quando Alina accetta di soggiornare per un po' nel monastero, si rende conto che quel grande sentimento di amore che univa le due ragazze non sarà più quello di prima ed inizia a provare fastidio ed insofferenza per la vita monastica, ossessionata dalla gelosia e dalla possessività verso l'amica; non si arrende all'evidenza ma i suoi comportamenti anche violenti portano il Pope e la Madre Superiora a credere che la ragazza sia indemoniata.
Dicevamo della forte contrapposizione tra  l'irrazionalità religiosa che arriva fino alla superstizione e all'esorcismo e la volontà di Alina che travalica nell'ossessione e nella disperazione, come solo gli amanti perduti riescono ad esprimere; in effetti Oltre le colline è prima di tutto un film d'amore, una storia d'amore di cui il regista sfoca i contorni non palesando mai il lato omosessuale della vicenda, lasciandolo anche fin troppo sotto traccia; ma il film è anche una cupa riflessione sulla condizione umana che si specchia in una vicenda in cui non esistono colpevoli morali fino in fondo, ma neppure eroi in senso pieno, tutto sembra cristallizzato in una omogeneizzazione che risulta difficile da abbattere; in tal senso il personaggio di Alina somiglia in maniera fin troppo netta a quel clichè cinematografico del diverso che lotta contro il conformismo.
Le due ore e mezza del film si fanno sentire, soprattutto perchè oltre un certo punto la storia diventa una sorta di loop che ripete le situazioni in maniera diabolica; quello che  comunque rende Oltre le colline pellicola accettabile è l'aspetto tecnico in cui Mungiu mostra buone capacità, soprattutto nella scelta delle riprese e delle ambientazioni descritte, molto spesso, quasi come quadri statici; un paio di momenti del film sono decisamente degni di nota ( l'esorcismo con tanto di crocifissione che subisce Alina, una delle scene finali in Ospedale) e , quando nel finale vediamo comparire per la prima volta addosso a Voichita un colore diverso dal nero di ordinanza, forse Mungiu compie  nel film l'unico  gesto rivelatore, qualcosa che voglia stracciare il velo sul taciuto e sul non detto.

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