domenica 22 giugno 2014

A Time in Quchi / 暑假作業 ( Chang Tso-chi / 張作驥 , 2013 )

Giudizio: 6.5/10

Lo stile richiama decisamente alla mente quello di Hou Hsiao-hsien, e non potrebbe essere diversamente visto che il regista di questo A Time in Quchi è stato a lungo collaboratore del Maestro taiwanese; le tematiche invece sono pienamente coerenti con una larga fetta del cinema di Taiwan frequentemente rivolto a tematiche giovanili: insomma Chang Tso-chi non brilla certo in originalità, ma comunque riesce a mettere in piedi un lavoro che presenta diversi lati positivi.
La storia vede protagonista un ragazzino che finita la scuola viene portato, in compagnia della sorellina, presso la casa del nonno, i genitori sono prossimi al divorzio e , naturalmente, troppo impegnati col lavoro per occuparsi della prole.
Lasciare Taipei per approdare nella campagna tranquilla dove trionfa il silenzio e la natura è per il ragazzino un colpo duro: come tutti gli adolescenti del mondo il suo unico legame morboso è col tablet e con l'iPhone , in una sorta di isolamento tecnologico che però il nonno sin da subito è intenzionato a frantumare; l'uomo infatti incarna la tradizione, il rispetto delle regole, la vita sana ed è ben intenzionato ad inculcarla anche al ragazzino. 

A Quchi il piccolo protagonista frequenta la scuola estiva locale dove farà amicizia coi ragazzini del luogo e scoprirà un modo di vita diverso dal suo, sicuramente meno frenetico.
Il clima quasi fiabesco in cui vive le sue giornate, pian piano conquistato dall'austera e affettuosa severità del nonno, viene rotto da alcuni eventi che portano il ragazzo ad aprire gli occhi sulla vita: uscire dall'innocenza per iniziare a comprendere cosa sia la morte, gli impulsi amorosi, la perdita e l'abbandono.
Proprio nel contrasto tra il ragazzo ed il vecchio c'è il nocciolo della tematica del film: il conflitto generazionale in cui i ruoli inevitabilmente si ribaltano sarà l'inizio non più improcrastinabile della maturazione, la definitiva uscita dalla caverna dell'innocenza per affacciarsi alla vita che , detto per inciso, il regista dipinge con tinte fin troppo cupe.
A Time in Quchi è lavoro fortemente indirizzato all'analisi del mondo adolescenziale, condotto con grande soavità, in pieno stile taiwanese: popolato di decine di ragazzini, la gran parte dei quali simpaticissimi e spontanei, vive nella prima parte sul contrasto tra il silenzioso e musone protagonista e l'allegria e la tranquillità degli abitanti del paesino in cui viene portato per le vacanze nel mezzo del quale domina la figura del nonno paterno che incarna tutti quelli che sono i valori tradizionali che nella città probabilmente hanno perso tutta la loro importanza; nella seconda  parte assistiamo invece ad una lenta , quasi impercettibile metamorfosi del ragazzino sotto i colpi degli avvenimenti che si succedono.
Non tutto convince, troppo fiabesca la prima parte, troppo ridondante dramma, seppure molto controllato, nella seconda, ma nel complesso il lavoro di Chang regala indubbiamente dei bei momenti soprattutto nel confronto tra il nonno in primis e gli amici poi e il ragazzino; la tecnica usata dal regista, fortemente ispirata al suo nume tutelare Hou, concorre a mantenere l'atmosfera del racconto sempre molto pacata grazie alla assenza di riprese in movimento, il resto lo fanno le prove di una ciurma di ragazzini, come detto simpatici e bravissimi.
Lavoro insomma che si lascia guardare ma a cui manca un po' di mordente: pur mostrando sinceri sentimenti ed evitando banalità sempre in agguato in film con tematiche simili, A Time in Quchi non lascia il segno indelebile, semmai regala una controllata e pacata freddezza.

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