sabato 7 giugno 2014

The Chef, the Actor, the Scoundrel / 厨子‧戏子‧痞子 ( Guan Hu / 管虎 , 2013 )

Giudizio: 8/10

Seconda Guerra Sino-Giapponese, Pechino è in ginocchio devastata da una epidemia di colera indotta dai giapponesi con le armi batteriologiche che però ora è sfuggita di mano seminando morte tra la popolazione ma anche tra i militari delle forze di occupazione; per le strade della città gira solitario un curioso bandito che ferma un convoglio a cavallo , rapisce i passeggeri, giapponesi e si rifugia in un ristorante gestito da un cuoco filo giapponese e sua moglie sordomuta e in cui vive come ospite un attore dell'Opera di Pechino.
Tra i quattro c'è totale disaccordo su cosa fare dei rapiti, fino a quando si scopre che fanno parte di una squadra di scienziati addetta alla fabbricazione di un vaccino che contrasti la malattia.
Ma dopo mezzora circa di film il colpo di scena: i quattro non sono altro che microbiologi cinesi inviati per carpire i segreti giapponesi riguardo al vaccino.
Non è uno spoiler, perchè ben presto, come detto, si scopre che quello cui stiamo assistendo non è altro che una commedia delle parti messa in piedi con grande efficienza e che per tutto il film procede di pari passo alla realtà.

L'ultimo lavoro di Guan Hu sembra voler ricalcare, seppur in forme meno convenzionali. le tracce del suo precedente ed eccellente Cow: una rilettura della Storia con canoni a metà strada tra la dark comedy e il dramma storico, condito con una venatura di surreale e di trasognato che sembra derivare dritta dritta dallo Jiang Wen di Devils on the Doorstep e di Let the Bullets Fly ( l'agguato che apre il film, nella sua freneticità ricorda da vicino quello dell'ultimo lavoro di Jiang); per fare ciò Guan da uno sfoggio di capacità alla regia che lascia piacevolmente sbalorditi perchè riesce a far convogliare nella storia il film d'azione, quello storico, la commedia, l'omaggio al cinema muto e a quello di animazione.
In questo senso The Chef è un crogiuolo pulsante che ribolle di passioni e di omaggi dichiarati al "cinema che abbiamo amato quando eravamo giovani" (come si legge alla fine della pellicola) e la capacità di tenere in mano una struttura che nasce centrifuga ma che si esplica di fatto quasi tutta all'interno di un unico ambiente, il ristorante appunto, dimostra come Guan Hu abbia doti registiche non comuni, come già aveva abbondantemente dimostrato; ulteriore caratteristica degna di nota la sua capacità di costruire personaggi molto incisivi che accalappiano subito chi guarda e coi quali è facile entrare immediatamente in sintonia.
Sui titoli di coda poi scopriamo in maniera inequivocabile che tutto il film è un omaggio a quello spirito tutto cinese di saper resistere e lottare con caparbietà, tematica spesso presente nei film soprattutto storici che vengono dalla Cina, ma che qui possiede dei connotati più sottili e meno nazionalistici.
The Chef insomma è lavoro bello, appassionante, che ama giocare coi vari generi in cui non mancano i momenti di autentico divertimento ( il colonnello giapponese messo in croce , la già citata scena iniziale) che sembra in alcuni momenti atteggiarsi quasi a piece teatrale popolare così circoscritta come è nello spazio; le prove dei quattro attori protagonisti mostrano un apprezzabile affiatamento: Liu Ye, Zhang Hanyu, Liang Jing e soprattutto Huang Bo, sempre a suo agio quando si va sopra le righe, sono bravi a creare dei personaggi vividissimi.

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