domenica 21 settembre 2014

In the Basement [ aka Im Keller ] ( Ulrich Seidl , 2014 )

Giudizio: 9/10

Lasciata alle spalle la trilogia Paradise, Ulrich Seidl presenta alla Mostra del Cinema (rigorosamente fuori concorso, chissà perchè...) il suo ultimo lavoro, ufficialmente definito documentario, sebbene stile , tematiche e personali elucubrazioni siano pienamente in linea con quanto il regista austriaco ha portato da sempre sugli schermi.
Documentario, tecnicamente, lo è, perchè i personaggi della storia raccontata sono autentici con tanto di nome e cognome; per chi conosce e soprattutto ammira Seidl, però , tutto ciò appare decisamente marginale: In the Basement è infatti un film vero, che risulta una coerente ed ovvia continuazione dell'opera del regista capace di andare oltre gli schemi di catalogazione.
La genialata di Seidl sta nella scelta di dare vita e corpo alle più intime ossessioni e perversioni dei suoi connazionali, relegandole nelle cantine , negli antri oscuri sotterranei, nelle viscere delle abitazioni, laddove sembra raccogliersi ogni oscuro e intimo sentimento dell'animo umano.
Nonostante sia tacciato cronicamente di gratuita provocatorietà, Seidl riesce nell'impresa di far apparire quasi normale e spontanea la carrellata di personaggi che come creature sotterranee vivono nelle viscere delle pulite e ordinate case austriache.

Uno scantinato riciclato a poligono di tiro dove ci si esercita per difendersi dagli stranieri , tra xenofobia e ovvietà che farebbero impallidire anche un leghista oltranzista, una cantina nella quale una donna si reca tutti i giorni ad accarezzare bambole paurosamente e credibilmente forgiate come neonati quasi fossero tutti figli suoi, una cripta di un nostalgico nazista con tanto di bandiere e riproduzioni a grandezza naturale di Hitler ed altri ufficiali delle SS dove si radunano un manipolo di beoni nostalgici musicanti, e poi sadomasochisti, corpulente prostitute sottomesse in gabbia, curiosi personaggi inguainati in lattice nero che disquisiscono sulle proprie prodigiose doti di eiaculatori e per finire, grottesco e sarcastico colmo dei colmi, una amante della sottomissione violenta e del masochismo che disquisisce sulla violenza sulle donne.
Dietro questa carrellata a metà strada tra il surreale ed il grottesco si nascondono tutte le ossessioni umane: l'amore, l'insicurezza, la dominazione, la solitudine che il regista racconta come sempre fuori da ogni schema ( altro che documentario...), senza mediazione, in maniera talmente diretta da apparire quasi come normali e non eccessive o , peggio, gratuitamente provocatorie.
L'immagine della cantina di una bella casa che diventa l'angolo oscuro dove coltivare le proprie debolezze, le ossessioni e i vizi di una società sempre più racchiusa in se stessa è senz'altro l'immagine più forte e più ricca di significati che il lavoro di Seidl riesce a trasmettere.
Sappiamo come la pensa il regista, conosciamo il suo stile asciutto fatto di piani fissi e di colori tenui e  la sua profonda disistima dell'umanità, sappiamo anche la forte dose di provocazione (non gratuita e forzata) insita nei suoi lavori, ma ogni volta Seidl riesce ad andare oltre lungo la strada intrapresa anche quando essa sembra essere giunta sull'orlo del baratro, a stupire silenziosamente sì ma in un modo che lascia l'impronta indelebile.

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