martedì 9 settembre 2014

Nobi - Fires on the Plain ( Tsukamoto Shinya , 2014 )

Giudizio: 8/10

Giunto a Venezia preceduto dai soliti spifferi fuorvianti che bisbigliavano di uno Tsukamoto Shinya votato al genere bellico, la visione di Nobi-Fires on the Plain spazza via ogni dubbio: è un film pienamente incastonato nella ormai lunga fila di opere in cui il marchio d'autore è indelebile e riconoscibile dal primo fotogramma.
Anche parlare di remake del lavoro di Ichikawa Kon del  1959 , ispirato al romanzo di Ooka Shoei è pura mistificazione, se non altro perchè Tsukamoto da sopraffino artigiano del Cinema, uno dei pochissimi ormai, grazie al suo stile riesce a dare una lettura personale della storia e in chiave ben più onirica ed estrema.
La storia si svolge sul finire della Seconda Guerra Mondiale nelle foreste delle Filippine dove l'esercito giapponese è ormai in rotta, incalzato da ribelli e alleati: qui il soldato Tamura stremato e malato di tubercolosi viene cacciato da quello che resta della sua compagnia, all'ospedale da campo hanno altro di cui occuparsi e quindi elemosinando patate inizia il suo vagabondaggio in cerca di salvezza.
L'incontro con i resti di un altro plotone che cerca di ricongiungersi al resto delle truppe in una tragica ritirata gli offre forse un ultima possibilità di salvezza, sebbene i suoi nuovi compagni di viaggio appiano più come degli zombi derelitti alla deriva che asseriscono di essersi nutriti di carne umana per sopravvivere.
Attingendo a piene mani da un cifra stilistica capace di stupire in ogni momento Tsukamoto racconta la discesa agli inferi, tra corpi smembrati ed esplosioni, sangue a profusione e violenza cruda che dovrebbe essere la disperata ricerca della salvezza condotta ai limiti della dignità umana, dominata da incubi ed irrazionalità.
Ciò che maggiormente lascia il segno è la capacità tecnica di Tsukamoto di dare un aspetto terrifico a suoni e colori , proiettandoci in frenetiche scene che in mano a chiunque altro sarebbero dei pastrocchi indicibili, in Nobi , invece, sono la materializzazione di un incubo senza fine.
L'irrazionalità della guerra e il degrado cui porta la disperata ricerca di una via di fuga sono i cardini su cui si poggia l'opera del regista giapponese: tutto è concentrato nelle sue mani da magnifico artigiano.
Se proprio vogliamo trovare un difetto a Nobi è che eccede nell'eccesso, a volte prestando il fianco al fracasso più totale, sebbene l'impressione che ne deriva è quella di un lavoro su cui il regista ha sempre salde le redini.

Di fatto però Nobi, alla fine della kermesse veneziana, risulta non solo uno tra i film più originali, ma anche uno dei più belli, seppur non tra i migliori del regista, forte di quel coraggio che solo un uomo che incarna la quintessenza del Cinema riesce a mostrare.

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