martedì 28 ottobre 2014

Lucifer ( Gust Van den Berghe , 2014 )


Giudizio: 5/10

L'angelo prediletto del Signore , cacciato per la sua superbia e il suo anelito alla conoscenza e al libero arbitrio, vaga per le campagne messicane nel viaggio di avvicinamento all'Inferno; porta il carico di aspirazioni dell'Uomo restio a sottomettersi ai dogmi e alla fede, non ha ancora raggiunto la malvagità che ne farà una volta giunto agli Inferi il concentrato del Male, il depositario delle tentazioni e delle nefandezze umane.
Lo sguardo attraverso il tondoscope che rimanda ad una visone che si presta a numerevoli interpretazioni segue il peregrinare di Lucifero nel paesino messicano alle falde del vulcano: occhio di Dio che vede dall'alto del Paradiso? metafora dantesca dell'inferno strutturato a gironi ? circolarità dello sguardo umano incapace di compenetrare tutto? 
Il regista belga Gust Van den Berghe non si lascia andare ad interpretazioni fisse, tutto rimane concentrato nella sua testa, nel suo ideale filmico che stenta a prendere corpo, nonostante atmosfere e ambientazioni mostrino un indubbio fascino cosmologico.

Nella sua permanenza nel piccolo villaggio Lucifero riesce ancora a farsi riconoscere come angelo guaritore di un imbroglione avvinazzato che si finge infermo, seduce la nipote dell'uomo donandogli il libero arbitrio che rimane il più grande mistero spirituale che alberga nell'uomo, sparisce alla vista dei paesani portandosi dietro il suo carico di conoscenza e di spiritualità che ben presto saranno a piena disposizione del Male, una volta terminato il suo viaggio ed approdato all'Inferno.
Il grande , insuperabile limite di Lucifer risiede proprio in una mancata oggettivizzazione di quanto è insito nella riflessione del regista: un film tripartito narrativamente che dopo pochi minuti mostra tutti i suoi limiti e che si capisce più leggendo sinossi e note di regia che osservandolo attentamente.
Anche la scelta di optare per il Tondoscope in tutto il racconto, tecnica più unica che rara nel Cinema, presuppone una serie di visioni religiose e spirituali alle quali però non da seguito lo svolgimento del film.
Come spesso avviene l'idea poteva essere buona e la scelta stilistica di ripresa fin troppo originale anche, quello che manca colpevolmente è uno sviluppo armonico delle tematiche, quasi tutto restasse ad un periglioso livello embrionale: pur concedendo il benefico della cerebralità introspettiva al lavoro di Van den Berghe, il giudizio finale non può che essere quello che si riserva ad un film di cui ci rimane e ci colpisce essenzialmente la sua mancata espressività cinematografica.

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