domenica 9 novembre 2014

Phoenix ( Christian Petzold , 2014 )

Giudizio: 7/10

Miracolosamente scampata ad Auschwitz, sebbene ferita e sfigurata, Nelly torna nella Berlino liberata e distrutta; un intervento chirurgico le ha ridato parvenze umane ed un volto molto somigliante, ma non identico, a quello che aveva quando si esibiva come cantante nei locali della capitale del Reich; appena tornata in città , confortata dalla sua amica più cara che si occupa degli ebrei scomparsi durante la guerra, la donna vuole rintracciare il marito, nonostante questi sia fortemente sospettato di averla denunciata e consegnata agli aguzzini.
Per Nelly sarà il ritorno alla vita, con una identità nuova , come una rinascita, in cui neppure un volto straordinariamente somigliante le da la certezza del ritorno al passato; quando incontra il marito che la crede ormai morta e che comunque rimane colpito dalla somiglianza della donna con la moglie, Nelly si presta al piano dell'uomo che è quello di cercare di recuperare i beni della moglie spacciando Nelly come lei.
La donna dovrà quindi fingere di essere se stessa, sperando di convincere il marito che lei è proprio sua moglie.

Dopo avere raccontato in La scelta di Barbara la realtà della Germania divisa in due, Christian Petzold affronta con grande convinzione il macigno storico tedesco della Seconda Guerra Mondiale, del Nazismo e delle deportazioni degli Ebrei: Phoenix ha il pregio di essere in tal senso un lavoro poco convenzionale, poco politico e per nulla propagandistico; il racconto del dramma storico è infatti una storia intima consumata durante la tragedia della Guerra e nella difficile fase della rinascita.
La figura di Nelly racchiude in sè la tragicità di un dramma nazionale: privata della sua identità, solo parzialmente recuperata con un volto somigliante, la donna si vede costretta ad inscenare una grottesca farsa in cui la recita prevede di interpretare il ruolo di qualcun'altro che altri non è che lei stessa, emblema di una intera nazione spazzata via dal Nazismo prima e dalla guerra poi.
Il finale poi, sebbene un po' fuori le righe rispetto alle atmosfere che lo avevano contraddistinto fino ad allora, apre le porte ad una reale svolta personale raggiunta con la riacquistata intima identità.
Come detto Petzold sceglie toni e atmosfere intime, mostra solo alcuni frammenti della distruzione post bellica, privilegia l'aspetto umano e interiore per raccontare uno degli aspetti che più hanno segnato la storia della popolazione tedesca dopo la guerra: la perdita di una identità personale, un naufragio interiore che ha privato esistenze e svuotato le vite.
La prova di Nina Hoss, attrice legata a doppio filo a Christian Petzold, dona qualcosa in più al film grazie alla straordinaria capacità di assecondare il cambiamento che la protagonista intraprende durante la sua storia.

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