martedì 23 dicembre 2014

Overheard 3 / 竊聽風雲3 ( Alan Mak / 麥兆輝 , Felix Chong / 莊文強 , 2014 )

Giudizio: 7/10

Gli unici esili fili che tengono insieme questa atipica trilogia, oltre ai registi Alan Mak e Felix Chong, sono il tema della malavita finanziaria e la presenza, rassicurante a dire il vero, del trio di attori protagonisti.
Overherad non è infatti una classica saga con una base narrativa comune, è piuttosto un racconto sfaccettato e in vari capitoli indipendenti di quel salto di livello che la malavita ha ormai in tutto il mondo messo in atto: basta quindi coi boss di quartiere che comandano sulla strada e nei fumosi locali notturni, quasi un retaggio pittoresco della vecchia malavita organizzata coagulata intorno alle Triadi, e spazio ai boss in colletto bianco e ai luminosi uffici nei grattacieli di cristallo, proprio nel cuore della finanza HKese.
Overheard ha indubbiamente contribuito in maniera decisiva alla creazione di questo nuovo sottogenere, nel solco del quale abbiamo anche assistito all'affollarsi di svariati altri lavori, quasi sempre a dir poco deludenti e anche in questo terzo capitolo sembra voler rimanere fedele alle sue caratteristiche.

Stavolta siamo alle prese con le truffe immobiliari che appestano il mercato della casa ad Hong Kong fino al punto di ingenerare una sorta di ossessione nel cittadino: negli anni 70, l'amministrazione britannica decise di aprire ai nativi HKesi gli spazi dei Nuovi Terrritori mediante l'introduzione di una legge che consentiva ad ogni maschio nato nella metropoli di avere diritto ad un appezzamento di terra.
Nella spasmodica ricerca di spazi abitativi, l'espansione di Hong Kong si rivolge proprio a quei territori mediante l'acquisizione da parte delle società immobiliari senza scrupoli dei terreni su cui edificare abitazioni che consentono lucrosi guadagni.
La storia ruota intorno ad un gruppo di aspiranti immobiliaristi che quei territori conoscono bene e che vedono la possibilità di procurarsi grossi guadagni; per fare ciò bisogna appianare le controversie e le opposizioni fino a tacitare le voci dissidenti.
Attraverso una storia di famiglia e di affari, quasi una versione light orientalizzata del Padrino, assistiamo alle guerre intestine, alle vendette, alla distruzione di ogni legame filtrate attraverso l'occhio gelido e implacabile della tecnologia sofisticata che consente da una centrale di osservazione di potere spiare le vite dei personaggi.
La morale di Overheard 3, similmente ai suoi due predecessori è chiara: il salto verso la finanza ha distrutto ogni forma di solidarietà, ogni legame, parentale o di amicizia, per cui quelle storie intrise di amicizia virile , di fratellanza e di sacrificio proprie del grande cinema HKese d'azione sembrano distanti anni luce; la forza del denaro e l'ossessione per la ricchezza ha scavato un solco al di là del quale non c'è spazio per nulla che possa arrestare una corsa a velocità folle.
In questo Alan Mak e Felix Chong hanno colto nel segno in maniera convincente: la malavita adesso agisce con la forza del denaro e con il ricatto che imbarbariscono persino i più stretti legami di famiglia; il salto di qualità allontana Hong Kong sempre più da se stessa verso una deriva buia.
Basandosi su una fotografia e su una regia entrambe validissime, Overheard 3 soffre dello stesso difetto degli altri due lavori: il plot sembra essere eccellente per una serie TV e quindi la necessaria compressione nelle due ore canoniche cinematografiche va a scapito delle profondità; la storia insomma lascia un senso di superficialità, a volte addirittura di fretta fastidiosa che non consente ad esempio una giusta analisi sui personaggi.
Nonostante ciò, proprio perchè Overheard 3 a differenza degli altri due sembra voler guardare un attimo indietro ( abiti sgargianti, camicie improbabili, pettinature che sembrano prese dalla testa di un Beatles o da quella di Alexander Fu Sheng), il giudizio finale è comunque buone , per certi versi addirittura migliore degli altri due, sebbene quel finale pirotecnico e francamente assurdo lascia un po' di amaro in bocca.
Accanto al solito trio di attori che offre anche stavolta una prova valida ( Louis Koo, Daniel Wu e Lau Ching Wan) fa bella mostra di sè Zhou Xun nel ruolo di una contadina vedova che introduce anche la flebile tematica ecologista nella storia.


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