giovedì 1 gennaio 2015

Balzac and the Little Chinese Seamstress / 巴尔扎克与小裁缝 ( Dai Sijie / 戴思杰 , 2002 )

Giudizio: 6.5/10

Due anni dopo avere dato alle stampe il suo primo romanzo in terra francese, dove viveva ormai da diciotto anni, Dai Sijie stesso porta sullo schermo Balzac and the Little Chinese Seamstress; in tutta la sua vita artistica il regista e scrittore cinese ha alternato opere di letteratura a lavori cinematografici nei quali è sempre preponderante l'aspetto autobiografico.
Raro caso di opera letteraria trasposta sul grande schermo dallo stesso autore, il film di Dai Sijie si pone per molti versi sulla scia di Chine,ma douleur, sua opera prima del 1989 in cui la rivisitazione della Grande Rivoluzione Culturale Maoista è filtrata attraverso gli occhi di un ragazzino inviato alla rieducazione in campagna.
Anche in Balzac, opera a forte impronta autobiografica, la storia si poggia sui medesimi cardini: due giovani diciottenni inviati tra le montagne, aspre e magiche, del Sichuan per un periodo di rieducazione finalizzato a scontare le colpe dei genitori, elementi appartenenti al ceto borghese e quindi nemici del popolo.

Su queste premesse Dai Sijie inserisce una giovanile storia d'amore che vede i due coinvolti con una giovane del posto, ragazza umile, analfabeta ma dotata di grande brillantezza e desiderosa di affrancarsi dal suo status di arretratezza.
Saranno i libri proibiti dell'Occidente , quelli della letteratura francese dell'800 ,a legare i tre in uno stretto abbraccio; saranno quei libri, portatori di di idee romantiche e progressiste ad aprire ai tre le porte sul mondo senza confini politici o ideologici.
Se da un lato la rilettura della Rivoluzione Culturale con occhio autobiografico si avvicina molto a quella del citato lavoro di Dai, in Balzac troviamo ripetuto in maniera quasi ossessiva il concetto dell'arte come come veicolo per l'emancipazione ed il progresso:" Gli uomini rudi hanno solo sentimenti, quelli civilizzati non hanno solo sentimenti, ma anche le idee" è lo slogan che sentiamo ripetuto ad oltranza, probabilmente anche oltre le necessità narrative.
In conseguenza di ciò il confronto anche astioso che deriva tra i due giovani acculturati e l'ignoranza grassa che regna tra i contadini sichuanesi porta a situazioni che il regista tratta in tono leggero ma che hanno il senso della beffa e del dileggio: il giovane Ma che suona la sonata di Mozart al violino spacciandola come una composizione musicale scritta dal grande compositore per Mao, i racconti ed i film narrati millantati per opere albanesi o nord coreane ed invece appartenenti a quella cultura borghese decadente avversata dalle autorità; situazioni che strappano il sorriso ma che probabilmente vanno un po' sopra le righe.
Insomma Balzac da a volte l'impressione di dibattersi tra un racconto in stile Tempo delle mele e la propaganda controrivoluzionaria; nonostante ciò il lavoro di Dai Sijie presenta degli indubbi lati positivi: l'ambientazione contadina-montana è bella e credibile così come le tradizioni e il volto di una Cina ormai dimenticata, una indubbia sincerità , per lo meno negli intenti, il concetto della conoscenza, osteggiato con forza dalla Rivoluzione Culturale, come forma di liberazione dall'ignoranza, ed infine la prova recitative di Zhou Xun, semplicemente deliziosa, e quelle di Liu Ye e Chen Kun , entrambi impegnati nei primi passi di una carriera che diverrà poi degna di nota.

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