sabato 10 gennaio 2015

Gun Woman ( Kurando Mitsutake , 2014 )

Giudizio: 6/10

Due uomini in macchina, diretti verso Las Vegas; uno è un killer che ha appena compiuto il suo sporco lavoro, l'altro è l'autista che ha il compito di condurlo nel Nevada per portare a termine un altro lavoretto.
La strada è lunga e quindi cosa c'è di meglio che raccontarsi la storia di un pazzo che vuole vendicarsi di un altro (più)pazzo?
La cornice introduttiva di Gun Woman sembra un pretesto narrativo alquanto dozzinale per dare vita alla vera storia che anima il film; ma attenzione non è così, la cornicetta tale non è , e scopriremo alla fine come sia invece parte cospicua di tutto il racconto.
Torniamo ai pazzi: uno psicopatico giapponese necrofilo, stupratore , assassino e quant'altro, figlio di un corrotto e spregevole personaggio arricchitosi in Giappone e ora morto che gli ha lasciato una eredità infinita da poter godere però fuori dal paese natale ( sporchi compressi nipponici...),   fa fuori la moglie di un medico che a suo avviso non ha curato a dovere il padre; ovviamente non la fa fuori con una pallottola in testa, bensì nel più abominevole dei modi cui il marito è costretto ad assistere prima di venire reso cieco ad un occhio e zoppo per le botte subite.

Il medico, considerato un genio nel suo campo, non tarda a mettere in cantiere la vendetta: la sua genialità però ormai è malvagia fin nel midollo e quindi si procura una tossica da mercanti umani, per trasformarla in un killer spietato e a lavoro concluso positivamente restituirle la libertà; il suo piano prevede come step conclusivo l'invio della donna in stato di morte apparente nell'inviolabile ritrovo dei necrofili il giorno in cui il superpazzo vi farà visita e con infilate dentro le carni i pezzi di una pistola da dover ricomporre una volta sveglia per ammazzare il necrofilo e la sua congrega.
La storia è questa e la cornice introduttiva diverrà sul finale il fiocco che impacchetta il film.
Le premesse per un film che possa stupire ci sono tutte: giapponesi pazzi, vendetta da perpetrare, carni maciullate, corpi trasformati, perversioni varie, insomma molti temi che nel cinema giapponese, non solo in quello trash ma anche in Tsukamoto o Miike , tanto per dirne un paio, è saldamente presente.
Il regista però mostra qualche difficoltà a tenere in mano il tutto in maniera convincente: intanto tutta la parte dell'allenamento della futura Gun Woman sembra qualcosa che galleggia tra Beatrix Kiddo e Rocky, alcuni momenti del film , sebbene lo splatter sia il tessuto connettivo di tutto e quindi chi se ne frega della coerenza narrativa, francamente sono poco credibili (cadaveri ispezionati e palpati all'ingresso del tempio necrofilo ma nessuno si accorge nè delle ferite e tanto meno delle parti della pistola sotto la pelle) e certe dissertazioni sull'uso delle armi e su argomenti pseudo medico-scientifici appaiono quasi risibili.
D'altra parte però proprio la scelta di abbandonare l'iconografia tipica della killer costruita alla Besson (ovviamente citato nel film) con tanto di tettone, cosce lunghe e volto enigmatico in favore di una giapponese piccolina, goffa,grassottella e con poche tette, alias l' attrice porno nonchè protagonista di numerosi film trash nipponici Asami, regala un tocco di originalità e di stravaganza che contribuisce alla creazione di un personaggio che ispira quasi tenera simpatia.
Per chi poi ama il genere trash-splatter ce n'è abbastanza per rimanere soddisfatti.
Insomma Gun Woman presente qualche aspetto interessante alternato ad altri che non convincono, ma nel complesso il film vale la visione, dalla quale, ovviamente dovranno astenersi tassativamente i deboli di stomaco e gli impressionabili, perchè di scene forti ce ne sono veramente a bizzeffe e per tutti i gusti.

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