lunedì 19 gennaio 2015

The Little House ( Yamada Yoji , 2014 )

Giudizio: 8/10

Il sottile fumo che spunta dalla ciminiera del forno crematorio è quello di Taki, una anziana signora nubile morta dopo avere messo nero su bianco, su pressione del nipote, la storia della propria vita; il giovane nipote Takeshi diventa così il cantore ed il narratore di una vita sì semplice ma che ha attraversato nel corso del ventesimo secolo le tappe storiche più importanti e drammatiche della storia giapponese.
Taki è una giovane ragazza di un piccolo villaggio montano, d'inverno perennemente sepolto dalla neve, e come abitudine in quegli anni viene mandata a servizio presso una famiglia agiata di Tokyo che abita in una bella casa dal tetto rosso su una collina, destino si badi bene tutt'altro che gramo per le vedute dell'epoca in quanto fare la donna di servizio assicurava agiatezza e se eri fortunata anche la possibilità di trovare marito e mettere su famiglia.
Dietro l'incalzare pressante di Takashi, Taki inizia a scrivere la sua sua storia che è sì un racconto del Giappone a cavallo tra la Guerra e l'invasione della Cina e la Seconda Guerra Mondiale con tanto di riflessioni sull'ideologia imperialista nipponica, ma è anche, e forse soprattutto, il racconto di una vita semplice , silenziosa, vissuta all'ombra della famiglia presso cui prestava servizio e nella quale trova il suo piccolo microcosmo in cui si agitano passioni e speranza delusioni e amori.

Tokiko insieme al marito, che dirige una grande azienda di giocattoli e il piccolo Kyoichi mostrano grande affetto verso la giovane Taki e lei da parte sua coi suoi modi di fare sempre silenziosi , discreti e ossequiosi si guadagna facilmente la benevolenza della famiglia.
Quando il marito invita a casa un giovane architetto dai modi affabili e dal talento artistico prorompente entrambe le donne rimangono colpite: tra silenzi e piccoli gesti, frasi sussurrate e situazioni equivoche la passione si insinua nella piccola casa mettendo di fronte le due donne , sebbene Taki mostrerà sempre la ovvia sottomissione di fronte alla sua padrona.
Quando gli eventi precipitano con l'entrata in guerra del Giappone il quadro di passione sopite e dolorose si disintegra e Taki deve abbandonare la casa dal tetto rosso perchè ormai in tempo di guerra nessuno ha più bisogno di una governante.
Rimane solo una lettera da consegnare che sarà il filo conduttore del racconto anche nei giorni nostri, quando morta Taki , Takeshi si mette alla ricerca del giovane architetto e di Kyoichi, gli unici testimoni di quell'epoca che tanto dolore ha  provocato nel ricordo alla anziana Taki.
Proprio nel rapporto tra le due donne, nel loro impeto passionale, vissuto secondo le regole che il rango e la condizione sociale impongono e nel filo di ambiguità che percorre tutta la vicenda risiede l'aspetto più riuscito di The Little House: è una piccola storia vissuta all'ombra degli eventi tragici della Storia e Yamada in questo riesce molto bene, anche grazie a quel suo modo di narrare sommesso, pervaso di un sentimento di dolore latente ma ben apprezzabile; in questo l'opera segna un sottile filo di congiunzione con il remake di Tokyo Family di Ozu: la famiglia e il suo microcosmo come piccolo paradigma della società giapponese.
Nelle pieghe del film, soprattutto grazie alla figura del giovane Takeshi che costantemente rimprovera alla zia una visione troppo poco severa nei riguardi dell'imperialismo giapponese che ebbe il suo apice nel massacro di Nanchino, c'è una rigida critica alla politica e alla società nipponica dell'epoca che gettarono nella tragedia un paese che stava invece vivendo un'epoca d'oro.
Il film di Yamada però si lascia apprezzare e sa anche emozionare quando parla semplice , attraverso una visione dei rapporti umani e delle passioni molto sincera e priva di fronzoli anche grazie ad una cifra stilistica rigorosa e coinvolgente al tempo stesso.
Purtroppo anche Yamada cade in una trappola che troppo spesso ultimamente fa vittime a iosa nel cinema asiatico: togliendo quei venti minuti finali , che sono poi quelli che fanno andare la pellicola ben oltre le due ore, il regista avrebbe lasciato quel  senso quasi di incompiuto e di ambiguo che per tutto il racconto si era sapientemente insinuato; il volere fare quadrare il cerchio narrativo con un epilogo forzato, sebbene non mini il giudizio complessivo sull'opera, dirada parzialmente quella nebbia di emotività che avvolgeva il racconto facendo filtrare voci sommesse e sguardi silenziosi.
Degnissime di nota le prove di Kuroki Haru, la giovane Taki, premiata a Berlino e di Matsu Takako nei panni della giovane padrona di casa che dopo Confessions di Nakashima regala un'altra interpretazione di valore.

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