martedì 10 febbraio 2015

Birdman ( o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza ) ( Alejandro Gonzalez Inarritu , 2014 )

Giudizio: 7/10

Con Birdman il regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu si allontana in maniera siderale da quello che fino ad oggi era stato il suo cinema intriso di dramma e di racconti esistenzialisti che ne hanno amplificato, in parte anche in dismisura, la considerazione a livello mondiale: il suo ultimo lavoro indossa infatti le vesti della commedia sotto le quali però rimane bene evidente lo studio della tragedia umana.
Il tono in alcuni casi sofisticato in altri quasi fiabesco di Birdman è quello di una lunga e logorroica disquisizione sul senso dell'arte e sull'artista, sulla vita pubblica e quella privata, sulle lotte titaniche tra le varie facce dell'uomo.
Il filo del racconto lo tiene Riggan , un attore ormai inevitabilmente sul viale del tramonto, da sempre identificato col suo personaggio fantastico che ha interpretato in svariati blockbuster di successo ma di scarsa qualità, che decide di mostrare a se stesso prima e al pubblico poi che lui sa essere anche un attore vero e stimato.
Per fare ciò mette in piedi in un teatro glorioso di Broadway una piece teatrale di Raymond Carver di cui è protagonista e regista oltre che produttore.
Intorno a lui ruotano una serie di personaggi, tutti a modo loro in preda a qualche crisi esistenziale: la figlia ex tossica, la giovane amante e la attrice protagonista in cerca entrambe di una affermazione definitiva della loro ambizione di poter calpestare un palcoscenico prestigioso di New York ed un attore che sembra lo specchio di quanto avviene solitamente, e cioè reale nella scena e attore nella vita privata.

La messa in scena dell'opera è contrassegnata da isterie, scontri, liti furibonde oltre che pesantemente condizionata dal terrore della bocciatura della critica.
Riggan vive in costante contrasto con un alter ego che indossa l'abito del supereroe, uno sdoppiamento di personalità bello e  buono che porta l'attore a dovere respingere il facile ritorno al suo personaggio da blockbuster che gli procurerebbe ancora fama e denaro a dispetto degli anni che passano.
Il lavoro di Inarritu presenta in quasi ugual misura aspetti da opera di notevole spessore e  altri poco convincenti: la tematica della solitudine dell'attore , diviso tra realtà e finzione, palcoscenico e travagli interiori unita a quella della difficoltà di saper separare con una linea netta il personaggio dalla persona sono cardini piuttosto solidi di quello che taluni ( si direbbe quelli bravi) chiamano metacinema e quindi sotto questo aspetto Birdman aggiunge poco o niente se si esclude la schizofrenica dicotomia che si crea in Riggan e che si evidenzia con l'ingombrante presenza dell'uomo uccello sempre alle spalle del protagonista, una sorta di grillo parlante al rovescio.
A tutto ciò vanno aggiunte una chiara e intellegibile riflessione sul crinale che divide opera sofisticata e di nicchia da spettacolo popolare e di massa, una ironica dissertazione sul ruolo della critica, disquisizioni più o meno letterarie sull'esser amato ed essere stimato e soprattutto una pungente spallata alla globalizzazione dell'immagine e della informazione veicolata da filmati virali e dai social network, ben si capisce che sotto sotto Birdman va ben oltre l'assunto di partenza e non senza qualche affanno.
Dove invece la pellicola mostra tutto il suo fascino è nella regia e nell'aspetto tecnico: lunghissimi piano sequenza che si snodano all'interno del teatro tra bui cunicoli e angusti camerini, terrazzi che guardano i grattacieli e palcoscenico; Birdman si svolge praticamente tutto all'interno di questo microcosmo e Inarritu mostra un talento unico nel sapere dosare e costruire le immagini e il conseguente trascorrere del tempo.
In fondo a tutto, come detto però c'è il dramma, quello di un uomo che vorrebbe volare alto ( e qui il personaggio supereroe che diventa metafora è chiarissimo), dimostrare il suo talento per sentirsi apprezzato, affermare se stesso per narcisismo o anche solo per colpe ataviche: è un po' la tragedia umana portata sul palcoscenico in mezzo ad altre tragedie.
Birdman è comunque film che non annoia, nonostante certe prolissità nei dialoghi degne della miglior commedia sofisticata americana, crea dei personaggi tragicomici ai quali non è difficile affezionarsi, regala momenti di grande cinema soprattutto sotto l'aspetto tecnico ed è ben sostenuto da recitazioni valide tra le quali spicca in maniera prepotente quella di Michael Keaton nel ruolo di Riggan, proprio lui che ad un supereroe come il Batman  di Tim Burton ha legato parte delle sue fortune e che con l'uomo uccello potrebbe raggiungere l'Oscar.

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