martedì 10 marzo 2015

Class Enemy ( Rok Bicek , 2013 )




Class Enemy (2013) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Incisiva opera prima del giovanissimo (28 anni) regista sloveno Rok Bicek, Class Enemy ha avuto il suo palcoscenico inaugurale alla Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia del 2013, ricevendo anche un riconoscimento, ed è stato sapientemente e meritoriamente distribuito anche in Italia dalla benemerita Tucker Film.
Film complesso, ambizioso a suo modo per la tipologia delle tematiche toccate, sentito e sincero in quanto frutto di esperienze personali del regista stesso, chiuso nel suo freddo e tagliente minimalismo, Class Enemy è il racconto delle turbolenze di una generazione e dei difficili rapporti tra educatori ed alunni.
In un Liceo sloveno sta per festeggiarsi il Carnevale, la classe sta per salutare l'insegnante prossima a partorire con la quale si intuisce si è stabilito un rapporto quasi paritetico di collaborazione e nello stesso tempo sta per accogliere il supplente dall'aspetto severo, freddo molto teutonico, insegnante di tedesco.

I metodi di insegnamento dell'uomo vanno nella direzione totalmente opposta rispetto alla sua collega: severità, senso della disciplina, attenzione alla ritualità, intransigenza intellettuale, profondo attaccamento quasi filologico alla cultura tedesca materializzata con la figura di Thomas Mann cui immancabilmente si riferisce nelle sue citazioni letterarie.

L'arrivo del nuovo insegnante porta un elemento di conflitto strisciante e di confronto duro e difficile con gli allievi che rispecchiano tutte le tipologie possibili dell'età dell'adolescenza.
Dopo poco la taciturna Sabine, silenziosa e tormentata pianista, si uccide apparentemente senza motivi validi: per la classe nella sua quasi totalità sarà l'occasione per poter rivoltare contro l'insegnante il proprio odio ritenendolo responsabile della morte della ragazza dopo che questi aveva avuto un aspro confronto con la stessa nella quale la aveva accusata di essere una perdente.
L'insegnante nella sua logica cinica cerca di mettere i ragazzi di fronte alla dura realtà: la vita deve continuare, la morte della ragazza non deve avere influsso sulle attività scolastiche, il dramma deve essere lasciato fuori la porta; "Perchè ,secondo voi, quando il figlio di Thomas Mann, scrittore anche lui, si suicidò il padre non andò al funerale ? ", con questa domanda l'insegnante cerca di scuotere l'esplorazione del dolore.
Per la classe è un nazista, il responsabile della morte della compagna, una persona da combattere e verso cui ribellarsi.
L'escalation è inevitabile, ma anche tra i componenti della classe cominciano a serpeggiare le contrapposizioni, emergono odi e rancori, esperienze personali dolorose e silenzi agghiaccianti.
Girato totalmente all'interno del pulito e ordinato liceo, Class Enemy è opera che, come detto, si rifugia in una glaciale minimalismo narrativo che fa da sfondo alle riflessioni che la storia presenta: perenne anelito adolescenziale alla ribellione, contrapposizione tra metodi protettivi ed indulgenti e metodi rigorosi di insegnamento ed educazione, malessere quotidiano che si ripercuote in una altissima percentuale di suicidi in Slovenia, l'unica ex Repubblica jugoslava a non aver conosciuto guerre in concomitanza della indipendenza nazionale, identità che sembra volersi assimilare a quella tedesca, ma soprattutto un quasi accorato appello alla non intransigenza  e a combattere l'integralismo ideologico che tutto divide in bianco e nero; da più parti nel film ascoltiamo ripetere che tutto il male e tutto il bene non solo dalla stessa parte, dando con ciò anche una chiave di lettura più ampia pseudo-politica al racconto.
Tutto ciò si ripercuote sulla carrellata di personaggi che sebbene ben evidenziati non mostrano mai un volto univoco: sia gli allievi che il maestro sono vittime di una situazione in cui domina l'incertezza , in cui trovarsi di fronte al problema o alla scelta diventa uno scalfire il muro che ci si costruisce intorno a protezione ma che copre lo sguardo.
Anche se in alcuni momenti il film sembra volersi rifugiare in qualche luogo comune o situazione poco originale, l'impianto narrativo è più che buono, la regia , ben sostenuta dalla fotografia e dalle sonate al piano di Mozart, sa essere rigorosa nella sua ricerca quasi spasmodica della semplicità, quella che forse manca ad un sistema educativo in cui le sovrastrutture spesso sembrano soverchiare l'individuo e la comprensione alimentando le inquietudini giovanili.

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