sabato 30 maggio 2015

Cure:The Life of Another ( Andrea Staka , 2014 )




Cure: The Life of Another (2014) on IMDb
Giudizio: 5/10

E' il 1994 , la guerra in Croazia seguita all'indipendenza del paese dalla ex-Jugoslavia è finita da un anno e Linda una ragazza quattordicenne torna in patria insieme al padre dalla Svizzera.
Il paese è ancora profondamente ferito e segnato dagli eventi bellici,  la popolazione si coagula intorno alla ritrovata fede cattolica ricordando i morti e , in lontananza, l'eco della guerra in Bosnia è chiarissima, Dubrovnik dista solo un paio di chilometri dal confine.
Linda fa amicizia con la coetanea Eta che frequenta la sua stessa scuola ed insieme si avventurano su una montagna che sovrasta la città; tra le due ragazze c'è un legame ambiguo, sostenuto da  una sottile tensione sessuale di fondo e da un in apparenza innocente gioco di scambio di identità.


Dalla escursione sulla montagna torna solo Linda, un misterioso episodio ( che tanto misterioso però non è) causa la morte di Eta.
Linda inizia a frequentare la casa dell'amica morta dove sia la madre che la nonna vedono in lei la ragazzina defunta, la quale spesso si materializza come un fantasma davanti a Linda , quasi una coscienza che sussurra e ammonisce.
La ragazza inizia a cedere al gioco e si ritrova anche tra le braccia del ben più grande Ivo che a sua volta era l'amico di Eta; quando però non sopportando più il rimorso e il meccanismo di transfer, confessa a tutti come Eta sia morta, intorno a lei si forma improvvisamente il vuoto.
La regista svizzera Andrea Staka intesse in Cure: The Life of Another un racconto dalla ipotetica duplice tematica, ambientandolo in un paese che faticava a trovare la sua identità.
Da un lato il film può esser letto come una storia di amicizia quasi morbosa, nella quale le tensioni, il confronto e il legame sessuale portano dapprima ad una drammatica evoluzione e poi ad un racconto nel quale ha spazio il mistero e il thriller piscologico, quasi una ghost story con il suo carico di rimorsi e di inquietudine.
Dall'altra tutto il film è percorso da frequenti rimandi alla situazione sociale e politica della Croazia post bellica, indipendente da poco e scossa da incertezze e difficoltà, al punto che la storia di Linda e di Eta appare come una unica, lunga metafora sul paese e sulla sua identità.
I rimandi alla guerra sono molteplici: il richiamo frequente al pericolo delle mine, le foto dei defunti in guerra dentro le case, le ferite della guerra che bruciano dentro gli uomini più che nelle immagini di rovine, c'è persino il cinismo nella frase che Linda dice a a scuola durante una lezione a chiara impronta nazionalista ( "Gli Svizzeri sono stati più bravi, hanno ottenuto l'indipendenza da tanto e senza fare una guerra").
Ma quello che però non è chiaro, e che fa inevitabilmente di Cure un lavoro troppo incompleto, è quale delle due tracce narrative la regista abbia realmente voluto utilizzare e quindi in che senso va letto il film; la duplice lettura non sta in piedi; se si voleva raccontare una storia a cavallo tra il mistery e il dramma adolescenziale c'è troppa superficialità vuoi nelle situazioni vuoi nei personaggi; se tutta la pellicola è invece una metafora sulla Croazia di quegli anni siamo in territorio pericolosamente vicino all'ovvio e allo scontato.
Qualche lato positivo il film della Skata comunque lo possiede: immagini di Dubrovnik bellissime, l'avere evitato il solito film tra rovine fumanti e palazzi sventrati, la prova delle attrici che interpretano le due ragazzine , la nonna e la mamma di Eta è decisamente degna di nota; peccato che sia poca roba rispetto ad un film in cui sembra regnare soprattutto la confusione.

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