lunedì 23 novembre 2015

The Enemy [aka Neprijatelj] ( Dejan Zecevic , 2011 )




The Enemy (2011) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Bosnia, 1995, " settimo giorno di Pace", soldati serbi tolgono mine dai campi dove le avevano deposte sotto lo sguardo attento e impaurito dei militari della Forze Internazionali di pace; la guerra è finita e lo scenario è quello post apocalittico che accompagna sempre la fine dei conflitti.
Il gruppo di sminatori vive in un rudere che una volta era una casa , un microcosmo dove le vite si mescolano e dove dapprima una giovane donna profuga che asserisce di essere la proprietaria della casa e poi un inquietante uomo di mezza età tirato fuori da una fabbrica in rovina dove era stato murato vivo portano lo scompiglio che sempre si accompagna all'arrivo di un intruso. Poco dopo anche due soldati bosniaci musulmani sono catturati nonostante la guerra sia finita e questi raccontano la storia dell'uomo murato vivo: a parer loro non è un uomo bensì il Demonio (infatti il nome serbo dell'uomo ciò significa) che ha portato lo scompiglio tra le truppe causando uccisioni a catena tra i soldati.


L'atteggiamento dell'uomo è stravagante, misterioso, sembra dare corpo alle accuse e quando anche tra gli sminatori iniziano a verificarsi strani episodi l'ostilità verso lo sconosciuto cresce.
The Enemy nasce come uno dei tanti film con tematiche legate alla guerra nei Balcani, si sviluppa come un mistery, per approdare ad una dissertazione filosofico-esistenziale che abbraccia Dio, il Demonio , la filosofia di Platone e la cupa riflessione sulla irrazionalità della guerra dove i nemici forse sono principalmente quelli che si agitano dentro noi stessi.
Il talentuoso regista serbo Dejan Zecevic, che già tanti riconoscimenti ha ricevuto in giro per il mondo coi suoi lavori, costruisce un film sicuramente affascinante, calato in una realtà post-apocalittica, dove non è tanto lo sviluppo del conflitto e le storie personali che ne derivano a stare al centro del racconto quanto un visione cupa e pessimistica sul presente e sul futuro dell'uomo, sulla sua tendenza a inseguire la irrazionalità, sul pericolo del baratro che si prospetta davanti quando neppure il nemico da combattere ha un nome.
C'è però qualcosa che sfugge in The Enemy o che per lo meno non è chiaro: il regista ha probabilmente insistito troppo sull'aspetto filosofico-esistenziale senza osare fino in fondo, alternando momenti di studio antropologico dei personaggi, peraltro appena tratteggiati, grazie a dialoghi fitti, al vero cuore del film e cioè cosa spinge l'uomo a fare le guerre ? cosa di razionale c'è in un conflitto? è la guerra il disegno di una entità superiore che proietta se stessa nel mondo?
In assenza di un finale che riannodi i fili narrativi, The Enemy rinane una buona opera parzialmente incompiuta, magari per il timore del regista di costruire una pellicola troppo ostica; per altro il film ha dei notevoli pregi soprattutto nell'ambientazione dominata dalle rovine di un mondo in sfacelo accentuata da un colore privo di anima, vicino ai toni neutri e nell'ambiguità stessa che lo pervade, l'altra faccia insomma del suo problema maggiore.
The Enemy comunque è un lavoro apprezzabile, che cerca di prendere spunto dalla guerra dei Balcani, che tanti frutti cinematografici eccellenti ha generato, per elevarsi a riflessione sulle sorti dell'umanità intera.

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