giovedì 31 dicembre 2015

2015 : L'anno dei mancati Capolavori....per le Giurie.


 1)   The Assassin    Hou Hsiao Hsien


2)   Behemoth          Zhao Liang


3)   Francofonia        Aleksandr Sokurov


4)   Uncle Victory                                    Zhang Meng
5)   0.5 MM                                             Ando Momoko
6)   Corn Island                                       Geroge Ovashvili
7)   Mountains May Depart                     Jia Zhangke
8)   Eva no Duerme                                 Pablo Aguero
9)   Underground Fragrance                    Song Pengfei
10) The Taking of Tiger Mountain         Tsui Hark
10) La Isla Minima                                 Alberto Rodriguez


Menzioni particolari per opere che pur non rientrando nelle dieci migliori vanno comunque ricordate:

Toilet Stories                       Soren Huper , Christian Prettin
Mia Madre                           Nanni Moretti
Tangerine                             Sean Baker

C’è stata in questo 2015 che si conclude una inquietante e curiosa coincidenza che ha di fatto improntato tutto l’anno cinematografico: nei due Festival più prestigiosi , quello di Cannes e quello di Venezia, pubblico e critica hanno decretato trionfi da autentici capolavori ad opere che le Giurie hanno invece o ignorato completamente o insignito di riconoscimenti secondari.
A Cannes vince la Palma d’oro l’appena discreto Dheepan-Una Nuova Vita di Jacques Audiard, capolista dei lunghi riconoscimenti decretati al cinema francese, e  relega al Premio per la Regia The Assassin di Hou Hsiao Hsien , uno tra i lavori più belli degli ultimi anni, lasciando invece a bocca asciutta Jia Zhangke con Mountains May Depart e Carol di Todd Haynes.
La Giuria della Mostra del Cinema di Venezia invece ignora totalmente Behemoth di Zhao Liang e Francofonia di Alexandr Sokurov, da pubblico e critica unanime anche qui considerate opere di grandissimo spessore, in favore di un interessante opera come Desde Alla di Lorenzo Vigas ma tutt’altro che memorabile.

Tutto ciò sarebbe nulla visto che palmares poco convincenti hanno sempre fatto discutere dopo i grandi appuntamenti festivalieri, quello che però preoccupa e che sta alla base di queste decisioni è il preoccupante preconfezionamento delle selezioni ufficiali su criteri che ai più sfuggono: abbiamo sentito parlare di annata fenomenale, che nessuno ha visto, per il cinema francese ( ed ecco una pletora di film francesi in concorso e ovviamente premiati a Cannes) , di grande ascesa del Cinema Sudamericano a fronte di una annata deludente per il cinema asiatico (ed ecco la vittoria venezuelana e cilena a Venezia); insomma l’impressione che almeno nelle due grandi rassegne si segua un percorso tutto personale e in buona parte oscuro sia nella selezione che nell’assegnazione dei premi è più che tangibile.
La valutazione personale di questa annata cinematografica risulta comunque pienamente positiva, dominata da tre lavori che tutti, a modo loro, possiedono uno spessore notevolissimo: la disamina dalle forme dantesche di Zhao Liang  con Behemoth sul comportamento dell’uomo intriso di avidità che segna un nuovo punto fermo di partenza della forma visiva cinematografica, la visone personale dell’arte e della storia da parte di Alexandr Sokurov con un lavoro personalissimo e ricco di stile e soprattutto la nuova opera di Hou Hsiao Hsien The Assassin, attesa da anni ,che va a delimitare nuovi confini per il genere wuxiapian così come lo furono A Touch of Zen di King Hu e Ashes of Time di Wong Kar Wai.
Dietro di loro, in ordine sparso, grandi maestri che confermano la qualità dei loro lavori, in una ottica di evoluzione stilistica, come Jia Zhangke con Mountains May Depart e Tsui Hark con Taking of Tiger Mountain, autori come Zhang Meng che con Uccle Victory  confermano quanto di buono fatto vedere col loro lavoro d’esordio, grazie ad una personale e non ovvia visione della realtà del proprio paese, altri giovani come Ando Momoko con 0.5 MM e Pablo Aguero con Eva no Duerme che sono stati capaci di dare ai loro lavori una impronta personale , di forma e di sostanza, partendo da storie, che per motivi opposti, si presentano esilissime; la grande sorpresa è stata il bellissimo Corn Island del georgiano George Ovashvili, opera ermetica dal grandissimo impatto visivo e dalle vibranti emozioni, così come ha abbagliato per la sua durezza realista rivisitata in modo originale il cinese Song Pengfei con Underground Fragrance per finire con un lavoro di genere, La Isla minima di Alberto Rodriguez, che rivitalizza il thriller contaminato da suggestioni storiche recenti, grazie ad una storia che si agita con grande efficacia giocando lo spazio temporale.
Fuori dai primi dieci canonici, ma degni di una menzione speciale ci sono: Mia Madre di Nanni Moretti, se non altro perché risultato il miglior film italiano dell’anno, l’originalissimo e ricco di sarcasmo non dozzinale Toilet Stories di Soren Super e Christian Prettin e Tangerine di Sean Baker che dimostra come il cinema indipendente americano esista anche al di fuori degli esercizi snob e salottieri.

L’augurio, come sempre per chi ama il Cinema, è che il 2016 possa essere migliore di questo già apprezzabilissimo 2015.

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