mercoledì 30 settembre 2015

SPL 2 : A Time for Consequences / 殺破狼2 ( Cheang Pou-soi / 鄭保瑞 , 2015 )



SPL 2: A Time for Consequences (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

L'attinenza con SPL di dieci anni fa diretto da Wilson Yip è solo casuale, grazie al riferimento della tradizione astrologica contenuta nel titolo, sebbene, lasciati da parte Sammo Hung e Donnie Yen, nel cast figurino sia Simon Yam che Wu Jing che della pellicola del 2005 erano tra i protagonisti.
Soi Cheang, uno tra i pochi autori autenticamente HKesi ancora rimasti sulla scena, riesuma quel titolo , ma il film non ha nulla a che vedere dal punto di vista narrativo con quello di Wilson Yip.
Ambientato  in parte ad Hong Kong e soprattutto in Thailandia, SPL 2 racconta una storia dalle premesse dure: il traffico di organi umani da utilizzare per i trapianti; ecco spiegata la location thailandese che quando c'è da mettere mano ad argomenti scabrosi ed esecrabili è sempre una buona via d'uscita.


L'organizzazione criminale è guidata da uno spietato e oscuro Louis Koo che, per uno scherzo del destino, ha una malattia cardiaca per guarire dalla quale ha bisogno di un trapianto; l'unico donatore, data la rarità della sua mappa genetica è il fratello minore; i poveri malcapitati vengono rapiti e trasferiti in Thailandia dove verrano privati degli organi destinati al mercato nero.
La polizia che sta dietro al traffico ha infiltrato un suo uomo che si ritrova tossicodipendente per dare più credito al suo ruolo; quest'ultimo è anche l'unico donatore di midollo disponibile che potrebbe salvare una ragazzina thailandese, figlia di un poliziotto.
Tutte le strade portano in Thailandia dove le storie si incroceranno pericolosamente  e dove i ruoli e la dicotomia tra bene e male ben presto vacilleranno pericolosamente,  in un crescendo di situazioni che si creano con il convergere di coincidenze.

domenica 27 settembre 2015

Colt 45 ( Fabrice Du Welz , 2014 )



Colt 45 (2014) on IMDb 
Giudizio: 7 /10

Ideato e girato prima di quell' Alleluia che , dopo sei anni dal molto poco convincente Vinyan, ci ha ripresentato un Fabrice Du Welz più credibile, Colt 45 ha visto la luce successivamente a causa di non meglio precisate difficoltà insorte in fase di post produzione.
Du Welz senza tanti fronzoli dichiara sin dai primi fotogrammi quale sia stata la sua fonte ispirativa: Colt 45 è infatti uno di quei lavori che periodicamente il cinema francese tira fuori dal cilindro nel tentativo di rivitalizzare il genere polar che tanto lustro ha portato al cinema d'oltralpe e l'opera di Olivier Marchal, soprattutto 36 Quai des Orfevres ripetutamente citato, è la stella polare che guida il regista nella realizzazione della pellicola.


Vincent è un giovane poliziotto , esperto balistico e mirabile cecchino che svolge il suo lavoro presso il poligono di tiro della polizia; il giovane vive il suo lavoro come un omaggio al padre , poliziotto di lungo corso morto da poco, che lo ha avviato sin da ragazzo su quella strada.
Nonostante le ripetute richieste di arruolamento presso corpi scelti di tiratori, Vincent sceglie sempre di vivere la sua vita fuori dalla trincea, chiuso nel suo laboratorio artigianale nel quale sperimenta nuove pallottole e modifiche alle armi.
Quando però sulla sua strada si para Milo, un ambiguo poliziotto che lo accalappia giocando sull'orgoglio e sullo spirito di sfida, Vincent dovrà affrontare una discesa negli inferi della sua coscienza e scendere in quella sporca trincea da quale si era sempre tenuto alla larga,  senza realmente averlo scelto, ma solo come conseguenza di coincidenze e di sottili trappole che gli sono state tese.

mercoledì 23 settembre 2015

The Return ( Green Zeng , 2015 )



Giudizio: 5.5/10

Un uomo seduto alla sua scrivania, la penna stilografica in pugno, la comparsa di due uomini che con fermezza seppur con cortesia lo portano via, la porta dell’appartamento chiusa in una immagine che si prolunga per 15 secondi; un uomo invecchiato, piegato sotto il peso degli anni che torna a bussar a quella porta.
In quei quindici secondi ci sono trenta anni di una vita passata in prigione con l’accusa di sovversione comunista.
Il vecchio Wen esce di galera e torna a casa dove c’è solo la figlia ormai adulta ad aspettarlo, la moglie è morta e il figlio maschio non vuole saperne nulla di lui; rifiutando scorciatoie fatte di compromessi, l’uomo si è consumato quasi tutta la vita in galera, mentre il suo paese, Singapore, è cambiato al punto di non essere riconoscibile ai suoi occhi.


The Return è il racconto in toni sommessi e minimalisti di questo ritorno alla vita di un uomo che stenta a ritrovare attorno a se quello che aveva lasciato: i legami famigliari, gli amici, la stessa città che ha cambiato faccia e che brilla freddamente nella sua stupefacente modernità che ha ricacciato indietro il passato; Wen vaga per la città cercando qualche appiglio che gli renda la città riconoscibile ancora come sua, cerca il conforto della famiglia e il calore degli affetti ma trova ostilità ed indifferenza o addirittura la proposta di seguire la figlia via dal paese, solo nell’incontro coi vecchi amici, quasi tutti passati per decenni nelle patrie galere, Wen riesce a ritrovare qualcosa del suo passato.

martedì 22 settembre 2015

Afternoon /那日下午 ( Tsai Ming Liang / 蔡明亮 , 2015 )



Giudizio: 7.5/10

Pomeriggio, un rudere immerso nel verde, una stanza fatta solo di muri scrostati, due poltrone: da un lato Tsai Ming Liang dall'altro Lee Kang Sheng, una camera fissa , un iniziale silenzio e poi il regista che inizia a parlare.
Questo è Afternoon: oltre due ore di immagine fissa nella quale scorre un fiume di parole e di silenzi, di sguardi e di piccoli gesti, una bottiglia d'acqua e le sigarette, qualche mano che spunta nell'angolo , qualche attrezzo del mestiere che si intrufola nelle immagini; un documentario essenziale, scarno, grezzo nel quale si trovano uno di fronte all'altro il grande regista e il suo totem cinematografico, due persone unite da un legame ormai pluridecennale che travalica il binomio professionale per approdare ad uno di quei rapporti che forse solo un bravo psicologo sarebbe in grado di interpretare sotto la giusta luce.


Dapprima quasi intimoriti i due stentano a carburare e a togliersi la maschera di regista ed attore, ma quando l'atmosfera viene rotta i discorsi abbracciano tutti gli ambiti del loro rapporto: quello artistico ovviamente, quelli personali, comprese le abitudini sessuali del regista, dichiarato gay, quelli relazionali con il mondo esterno al loro microcosmo.
Oltre due ore di candida e sincera confessione nelle quali vediamo uno Tsai oppresso da una forma depressiva che lo porta spesso a parlare di morte con le lacrime che sgorgano dal suo volto, poi lo sentiamo esprimere la sua totale dipendenza artistica, e non solo, da Lee , ispiratore dei suoi lavori altrimenti inconcepibili per lui, la confessione di avere pensato uno dei suoi film ( I Don't Want to Sleep Alone del 2006 ) semplicemente per risollevare il suo amico dal colpo accusato per la morte del padre; da parte sua Lee ricorda  a Tsai il suo carattere spesso petulante, l'antipatia della madre per il regista, racconta i loro viaggi all'estero, i posti che gli sono più piaciuti, quelli dove ha seguito l'amico regista fin fuori le stanze dove consumava gli incontri coi suoi amanti.

lunedì 21 settembre 2015

A Copy of my Mind ( Joko Anwar , 2015 )



A Copy of My Mind (2015) on IMDb 
Giudizio: 5.5/10

Presentato in Concorso nella sezione Orizzonti della Mostra Cinematografica di Venezia 72 , A Copy of My Mind è l’ultimo lavoro del cineasta indonesiano Joko Anwar, autore di quel The Forbidden Door che buon successo di critica ricevette nel 2009.
Il film si sviluppa su due livelli precisi e ben caratterizzati: nella prima parte osserviamo Sari una giovane che lavora come estetista e che coltiva la passione per i DVD pirata che acquista regolarmente, quasi compulsivamente, per poi lagnarsi della scarsa qualità dei sottotitoli; nel grande negozio in cui fanno bella mostra copie legali e copie pirata una accanto all’altra conosce Alek che si guadagna da vivere traducendo i sottotitoli appunto; tra i due nasce presto l’amore e li osserviamo muoversi nella caotica Giacarta, disegnata nello stile con cui Brillante Mendoza descrive Manila.


L’altro livello narrativo che subentra nella seconda parte è quello ad impronta politico-sociale netta, nel quale si intravede una buona dose di denuncia e che prende avvio dal momento in cui Sari viene inviata dal suo datore di lavoro a svolgere un trattamento estetico ad una donna in galera, una faccendiera che coagula intorno a sé gli interessi di politici e funzionari corrotti e che vive la sua prigionia circondata da tutti gli agii possibili; sempre seguendo la suo compulsività  Sari ruba alla donna un DVD che però contiene le prove della corruzione dei candidati alle prossime elezioni che si svolgeranno nel paese.
La deriva della storia sarà inevitabile: la merce scotta troppo nelle mani di Sari ed Alek e soprattutto il confronto tra due anime candide e i mastini del malaffare non potrà che avere conseguenze durissime.

domenica 20 settembre 2015

Per Amor Vostro ( Giuseppe M. Gaudino , 2015 )



Per amor vostro (2015) on IMDb 
Giudizio: 4/10

Anna vede il mondo in bianco e nero, anni di passività e di ignavia l'hanno resa remissiva anche di fronte alla sua assurda vita famigliare; ma siccome Anna è anche una santa laica, la sua vita è rivolta ad aiutare gli altri mettendosi sempre in retrovia, i frequenti fermo immagine che trasformano il volto della donna in una grottesca immagine da santino stanno lì a dimostrare come si possa buttare via la vita per rendersi utile agli altri: i figli prima di tutto, uno dei quali sordomuto, da proteggere anche dall'insensibilità e dall'abbrutimento di un padre dedito a loschi affari, poi gli anziani genitori, i colleghi e amici dei quali si carica il fardello di disgrazie e problemi.
Una vita raccontata con frammenti di canzoni napoletane, quasi delle ballate che descrivono come il mondo sia diventato grigio per Anna.


Quando grazie alle attenzioni di un attore di fiction che lavora per la casa di produzione presso la quale Anna ha finalmente trovato un lavoro stabile la sua vita sembra poter riprendere colore , scrollandosi di dosso la desolante nullità degli ultimi anni, la donna decide di affrontare con coraggio la nuova situazione.
Ci sono pochissime cose che funzionano in questo film di Giuseppe Gaudino, smaccatamente alla ricerca di un linguaggio sperimentale ma che di fatto regala più aspetti negativi che altro.

venerdì 18 settembre 2015

Francofonia ( Aleksandr Sokurov , 2015 )



Francofonia (2015) on IMDb 
Giudizio: 9/10

Con Arca Russa ed il suo incredibile e ineguagliabile unico piano sequenza che costituiva il film Sokurov aveva già esplorato una nuova strada cinematografica, con la quale aveva raccontato la grande madre Russia attraverso la visita al Museo dell' Hermitage di San Pietroburgo concludendola col metafora della nave in viaggio nella vastità del mare; Francofonia, senza ombra di dubbio uno dei film più belli visti a Venezia, è invece un altro lavoro a suo modo rivoluzionario nella sua forma e nel suo linguaggio cinematografico: una lunga, accorata , a tratti onirica riflessione sull'immenso potere dell'arte attraverso la storia del Louvre durante l'occupazione tedesca.


Utilizzando molteplici tecniche che vanno dal documento d'epoca , a frammenti erosi dal tempo e all'intervista immaginaria, dalla rappresentazione del museo oggi con i toni della pellicola ingiallita, al racconto quasi biografico di Jacques Jaujard, direttore del Louvre all'epoca dell'occupazione nazista di Parigi e Franz Wolff-Metternich, il responsabile del Reich per il recupero e la tutela delle opere d'arte, per approdare agli spettri parlanti di Marianna e Napoleone Bonaparte, i due emblemi della Francia moderna, Sokurov ci descrive il grande museo come la casa della cultura, dove giacciono le vite di tutti coloro che ne sono ritratti nelle opere, il punto di incontro dell'arte come suprema sintesi della aspirazione dell'Uomo all'immortalità.
Di fronte al Louvre svuotato dai suoi capolavori, saggiamente messi in salvo nei Castelli intorno Parigi, simulacro della cultura europea, simbolo di una civiltà che per il  regista già allora mostrava il suo anelito alla unione e alla identità comune, ecco le truppe naziste, la Parigi città aperta, le distruzioni di una guerra infame, l'ignavia della politica, la Francia che cerca a Vichy, attraverso Petain, di salvare il suo anelito alla uguaglianza, alla fraternità e alla libertà, come Marianna ci ripete, ma anche la guerra di Napoleone che il Louvre foraggiò con il suo bottino bellico.

11 Minute [aka 11 Minutes] ( Jerzy Skolimowski , 2015 )



11 Minutes (2015) on IMDb 
Giudizio: 6.5/10

Quante volte nella nostra vita di tutti i giorni ci siamo fermati ad osservare e a riflettere sulla enorme spietatezza dei disegni del fato? I suoi meccanismi e ancor più i suoi effetti a volte spaventano ma soprattutto lasciano senza parole i suoi fili impercettibili, apparentemente casuali, che in un attimo si riannodano facendo diventare possibile quello che appariva inconcepibile.
Jerzy Skolimowski in 11 Minute ci offre un saggio cinematografico sulla forza del fato che a sua volta dimostra come la nostra esistenza sia sempre un pericoloso percorso sull'orlo di un baratro imperscrutabile: in un'ora e mezza di film ci racconta come 11 minuti anonimi della vita di un gruppo di persone possa tramutarsi in un mirabile e spietato disegno del destino.


Una giovane attrice che deve incontrare un regista per un provino non proprio convenzionale, il marito di lei macerato dal dubbio e dalla gelosia, un fattorino-spacciatore ed il padre venditore di hot dog accusato di insidiare giovani alunne di una scuola, un lavavetri di quelli che lavorano sulle finestre dei grattacieli, un giovane impegnato in una improbabile quanto grottesca rapina ad un banco dei pegni, un equipe paramedica impegnata in un soccorso, una gruppo di suore a spasso per la città e una giovane confusa e sbadata; tutte persone che nulla hanno a che fare tra di loro tranne il fatto di trovarsi tra 17.00 e le 17.11 nello stesso spazio urbano e alle quali la coincidenza di piccoli eventi concatenati si para davanti senza possibilità di fuga.
Per la stessa ammissione del regista tutto nasce dalla costruzione della scena finale, autentico saggio cinematografico nella sua interezza (regia, montaggio musica): qualcosa che Skolimoski ha immaginato e alla quale approda ricostruendo a ritroso le condizioni casuali che consentano al destino di agire.

Go With Me ( Daniel Alfredson , 2015 )



Go with Me (2015) on IMDb 
Giudizio: 5/10

Presentato Fuori Concorso alla Mostra Cinematografica di Venezia, Go with Me di Daniel Alfredson è lavoro che passa senza lasciare alcun segno, ben lungi dalle accattivanti atmosfere dei primi film del regista svedese.
Ambientato nella ormai più che stereotipata provincia americana di confine, la pellicola racconta di una giovane donna tornata a casa dopo la morte della madre e che si trova a dover fronteggiare le attenzioni violente di un becero boss di provincia dedito al controllo di qualsiasi traffico si svolga nelle propaggini settentrionali dell’Oregon.
La donna, consigliata dallo sceriffo pusillanime e ignavo, chiede aiuto a dei boscaioli che ben conoscono il marrano: si offriranno il più anziano ed il più giovane di essi di aiutarla, sperando con ciò di saldare i conti che pendono con l’uomo e che arrivano dal passato.

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La storia diventa quindi ben presto un thriller che vorrebbe far breccia usando le più classiche atmosfere da film sporco e cattivo; peccato che tutto ciò emani un odore stantio e una sensazione di già visto difficile da scrollarsi di dosso.
Personaggi abbrutiti e violenti, risse da bar di quart’ordine, traffici di droga e di donne, violenze becere, camicie di flanella a quadrettoni a profusione, ambientazioni squallide e la sempre valida sete di vendetta che cresce facendo regredire l’uomo alla sua soglia animalesca, pick up sfasciati e cigolanti, carabine vetuste e alberi secolari percorrono il film in lungo e in largo lungi però da regalare mai momenti degni di nota, neppure quando qualche frammento sembri voler ribaltare la prospettiva acquisita.

martedì 15 settembre 2015

Underground Fragrance ( Song Pengfei , 2015 )



Giudizio: 8/10

Inserita nella rassegna collaterale delle Giornate degli Autori  Underground Fragrance opera prima del giovane regista cinese Pengfei, risulta al momento una delle opere più valide viste all'interno della Mostra del Cinema di Venezia.
Sostenuto in maniera massiccia da varie Istituzioni per lo più francesi, con il contributo anche del Torino FilmLab, il film prende di petto in maniera decisa seppur con toni non roboanti il problema delle abitazioni a Pechino stretta nella morsa degli aumenti vertiginosi dei prezzi da un lato e dalla aggressività degli immobiliaristi sempre alla ricerca di terreni edificabili ricavati dall'abbattimento delle vecchie abitazioni dietro compenso per i proprietari.


La storia si focalizza su due giovani che vivono nei sotterranei di un grande complesso immobiliare nei quali sono state ricavate delle mini unità abitative molto più simili a tuguri che a dignitose dimore; lui lavora col suo furgone smantellando e riciclando vecchi mobili, lei giunta da poco in città è alla ricerca di un lavoro proprio nel ramo immobiliare attraverso selezioni spietate da parte delle imprese di costruzione e di notte si guadagna da vivere ( ed il buco sotterraneo dove dormire) come ballerina in un locale di lap dance di quarto ordine.

Lao Pao Er ( Mr.Six ) / 老炮儿 ( Guan Hu / 管虎 , 2015 )



Giudizio: 6.5/10   

Nei vicoli che si snodano tra i vecchi hutong pulsa ancora lo spirito della vecchia Pechino, quella che ha resistito alle demolizioni in nome della modernità e che conserva ancora tenacemente le tradizioni millenarie di una civiltà  basata sulla solidarietà e sulla lealtà; in uno di questi vicoli regna incontrastata la figura di Mr Six , un vecchio caporione ormai malandato il cui carisma però rimane intatto. Nonostante la modernità che avanza Mr Six è un totem che dall’alto scruta la vita nei vicoli e al quale tutti si rivolgono per comporre dispute, per avere consigli e aiuto.
Nel passato Mr Six era a capo di una banda che risolveva le questioni “ alla pechinese” : botte, sciabolate e lealtà; ora la sua vita scorre tranquilla con l’amato merlo cui ha insegnato a parlare e l’amica Xia che funge da amante-badante-fedele alleata.


Il figlio di Mr Six è invece il tipico esempio della generazione del terzo millennio: edonismo sfrenato all’insegna del “ tutto e subito” accompagnato ad una vacuità morale ed etica che contrasta fortemente con lo spirito delle vecchie tradizioni; messosi nei guai per uno sgarbo inflitto ad un capobanda figlio di uno dei tanti nuovi ricchi, imprenditori e politici, costruitisi sulla corruzione e sulla forza persuasiva del denaro, Xiaobo , il figlio di Mr Six viene rapito dal giovane satrapo che gira con macchine lussuose.
Per Mr Six, disgustato dall’atteggiamento del figlio ma pur sempre animato dal dovere paterno e , probabilemnte , dal rimorso per non avere plasmato il ragazzo come avrebbe voluto, non rimane altro che ritornare nell’arena, chiamando a raccolta i vecchi compari di una volta per sfidare la tracotanza dei nuovi baby gangster privi di ogni etica.

domenica 13 settembre 2015

Desde allà [aka From Afar] ( Lorenzo Vigas , 2015 )



From Afar (2015) on IMDb 
Giudizio: 6.5/ 10

Armando è un uomo di mezza età , metodico, grigio, vicino all'apatia, svolge il suo lavoro da odontotecnico con grande scrupolosità; nel tempo libero abborda giovanotti di vita nelle strade di Caracas , se li porta a casa , li paga per spogliarsi mentre lui a debita distanza si masturba.
Quando il caso gli mette sulla sua strada di ossessione onanistica Elder, questi si dimostra ben poco propenso a prestarsi al gioco,lo deruba e lo picchia; nonostante ciò Armando prova per il giovane una attrazione che sembra andare oltre il semplice rapporto onanistico-marchettaro , motivo per cui si prende cura del ragazzo dopo che questo è stato picchiato a sangue, portandoselo a casa sua.


Anche Elder sembra cambiare il suo atteggiamento verso l'uomo: scambio di confidenza sull'infanzia trascorsa, sulla vita quotidiana e quando sarà il ragazzo ad avvicinarsi sarà Armando a respingerlo.
L'uomo ha anche un altro tarlo che lo macera: la ricomparsa dell'anziano padre verso cui prova un odio sconfinato cui il giovane amico, quasi fosse una prova di amore, mette fine ammazzando il vecchio e riavvicinando a sè in maniera più tangibile Armando.

venerdì 11 settembre 2015

Behemoth [aka Beixi moshuo] ( Zhao Liang / 赵亮 , 2015 )




Behemoth (2015) on IMDb
Giudizio: 9.5/10


Nel Libro di Giobbe Behemoth è una creatura invincibile, che placa la sua voracità divorando le montagne, nulla è in grado di fermarlo se non  il Dio che lo ha creato; sulla Mostra del Cinema di Venezia il film dal titolo omonimo del regista cinese Zhao Liang irrompe come una saetta che sprigiona una luminosità e una potenza inaudite, folgorando lo sguardo e i sensi dello spettatore.
L'inizio dell'opera è di una potenza memorabile che con grande disinvoltura pienamente coerente si lega alla Comedia dantesca: "nel mezzo del camin di nostra vita…" sono le prime parole dell'immaginario viaggiatore dal bordo degli enormi buchi che a cerchi concentrici penetrano le viscere della terra nei maestosi paesaggi di solitudine dove regna(va) la natura più ostile del nord della Cina: le miniere di carbone viste dal bordo dell'enorme squarcio nella terra sembrano la rappresentazione iconografica più classica dell'inferno dantesco.

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Zhao Liang ci accompagna, lui moderno Virgilio proveniente da una terra lontana, nel dolore di un inferno che si appalesa come un enorme stupro della terra ma che ci trasmette come una lacerazione dell'anima e del corpo dei numerosi minatori dalle facce dipinte per sempre di nero.

Heart of a Dog ( Laurie Anderson , 2015 )




Heart of a Dog (2015) on IMDb
Giudizio: 3/10

Settantacinque minuti di fluire ininterrotto di immagini, spesso ripetute con la mediazione di filtri diversi e a velocità differenti, il suono sempre presente, ma soprattutto le meditazioni di una artista sotto forma di riflessione escatologica con riferimenti letterari-filosofici piuttosto impegnativi ( David Foster Wallace, Ludwig Wittgenstein, Soren Kierkagaard, il buddhismo) in relazione al rapporto con l'amata cagnetta e con la madre: l'ardita opera di Laurie Anderson, musicista, pittrice, sperimentatrice di orizzonti audiovisivi da ormai oltre 40 anni, artista a 360 gradi insomma, è però un guazzabuglio pretenzioso mal riuscito in cui la regista fonde i suoi filmati personali sfocati e i suoi disegni con una teoria interminabile di parole, chiacchiere, riflessioni personali, commenti storico-politici senza un minimo di organicità ove si escluda il suo intimo omaggio alla amata cagnolina ( la vera star del film) attraverso la quale Laurie Anderson ci espone le teorie buddhiste su quanto avviene dopo la morte, il peregrinare dell'anima nel Bardo per 49 giorni, una tappa di passaggio nella trasformazione che l'essere subisce dopo la dipartita.

mercoledì 9 settembre 2015

Anomalisa ( Charlie Kaufman , Duke Johnson , 2015 )




Anomalisa (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

In una Mostra un po' intristita da opere che non sempre hanno offerto grandi momenti di Cinema, l'arrivo dei pupazzi e della  stop-motion di Anomalisa, codiretto da Charlie  Kaufman e Duke Johnson, porta una ventata di curiosità e tutto sommato di freschezza. Non che il film del regista e sceneggiatore americano sia destinato a rimanere negli annali del Cinema, ma se non altro avvia un tentativo tecnico di racconto innovativo nel quale si innestano le tematiche che Kaufman sviscera di frequente nei suoi lavori.
Michael Stone è un autore di successo che ha pubblicato numerosi libri sul tema del customer service, viaggia da Los Angeles a Cincinnati per tenere una conferenza e l'approdo nella città dell'Ohio diventa l'occasione, quasi fortuita, di fare i conti con se stesso e con le sue incapacità a relazionarsi , testimoniate da un menage famigliare molto ortodosso e grigio e da numerose storie passate finite male.

lunedì 7 settembre 2015

Lost and Love / 失孤 ( Pang Sanyuan / 彭三源 , 2015 )




Lost and Love (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Una giovane donna cerca disperata la figlia di due anni rapita, un uomo di mezza età percorre la Cina in lungo e in largo da 15 anni alla ricerca del figlio rapito, un giovane meccanico , rapito anch'esso all'età di quattro anni e rivenduto , vuole ritrovare la sua famiglia facendo ricorso ad un solo flebilissimo ricordo: Lost and Love va dritto al problema che affligge la Cina moderna, quello dei rapimenti di ragazzini poi rivenduti dai trafficanti a nuove famiglie ; meno di un anno fa alla Mostra del Cinema di Venezia, fu Peter Chan a presentare una storia ( Dearest ) basata sulla stessa problematica: sono circa 80 mila l'anno i casi di rapimenti minorili a dimostrazione della vastità del problema.


Pur scegliendo questa tripartizione narrativa, che tale è solo nell'intreccio e che tutto sommato toglie più di quanto regala, il filo conduttore del racconto si impernia sul contadino cinquantenne che dopo 15 anni ancora non si è arreso alla scomparsa del figlio: percorrendo in moto il paese da un angolo all'altro l'uomo dapprima si imbatte nell'accorato appello scritto sul volantino della madre che vediamo all'inizio, poi nel giovane meccanico che vorrebbe tornare alla sua famiglia; per ogni caso di sparizione di cui viene a conoscenza, l'uomo issa la sua bandiera che riporta il ritratto del ragazzino rapito e riprende il giro della Cina, inseguendo le labili tracce che tramite la rete e i social network gli vengono fornite.
L'incontro col giovanotto diventa però anzitutto un confronto: i due potrebbero essere padre e figlio e ben presto tra di loro, partiti assieme in un viaggio senza meta alla ricerca di un ponte , unica traccia nella memoria del giovane, si crea una tensione pronta ad esplodere.

giovedì 3 settembre 2015

Non escludo il ritorno ( Stefano Calvagna , 2014 )


Giudizio: 7.5/10

La decisione del Festival di Roma del 2014 di non selezionare Non escludo il ritorno fu accolta con una pacifica quanto clamorosa protesta da parte del cast e della troupe durante la Conferenza Stampa di presentazione della rassegna; a quasi un anno di distanza la visione del film di Stefano Calvagna sulla figura di Franco Califano e il giudizio retrospettivo sulle pellicole presenti a quel Festival, soprattutto quelle italiane,  dimostrano che quelle proteste qualche fondamento potevano averlo.
Non escludo il ritorno è infatti un lavoro che, seppur non privo di debolezze e di qualche pecca, il suo senso ce lo ha, quello di presentare un ritratto di un grande cantautore sempre troppo sottovalutato che si erge a sentito omaggio a poco più di un anno dalla morte.


Il lavoro di Calvagna, autore controverso nella cui gerla comunque conserva buone prove passate, è il racconto del percorso artistico ed umano del cantante a partire dai primi anni del nuovo millennio fino alla morte, in quella fase in cui Califano tentò con tutte le sue forze di emergere dal limbo in cui era ( e si era) relegato; il regista, che del cantante era anche amico,  ha voluto dipingere un ritratto molto umano e molto poco professionale, privilegiando il volto quasi crepuscolare che Califano offrì a chi lo conosceva bene negli ultimi anni della sua esistenza.
Non escludo il ritorno è insomma il disegno per immagini della parabola finale della vita artistica e personale di Franco Califano, partendo dal tentativo di tornare sul palco accettando anche platee quasi squallide e periferiche (matrimoni, feste) pur di tornare a respirare l'aria che fa sentire vivo ogni artista, quella del palcoscenico.
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