giovedì 28 gennaio 2016

A Most Violent Year [aka 1981:Indagine a New York] ( J.C. Chandor , 2014 )




A Most Violent Year (2014) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

E’ il 1981 l’anno cui si riferisce il titolo del film di J.C. Chandor, un anno che segnò l’inizio di una escalation di violenze a New York, ampiamente superate poi negli anni a seguire: un punto di rottura verrebbe da pensare, che rimodulò in maniera moderna il concetto di sogno americano.
Uscito sul finire del 2014 in alcuni piccole rassegne americane e dopo aver fatto il giro del mondo nei Festival del 2015 (tra cui Rotterdam e Pechino) , percorso tipico dei lavori indipendenti americani, giunge anche sugli schermi italiani col titolo di 1981: Indagine a New York, che serve, come è costume italico , semplicemente a dare una veste dichiarata di genere al film.


Ed è appunto il 1981 a New York, l’immigrato ispanico Abel Morales ha fatto fortuna gestendo una impresa di distribuzione di carburanti, ha una bella moglie, americana , rampolla di una famiglia di gangster, due figlie , una bella casa e il progetto di ampliarsi acquistando dei magazzini di deposito del carburante lungo il fiume di proprietà di una famiglia ebrea ortodossa.
I piani però subiscono un imprevisto rallentamento che rischia di mettere a repentaglio l’azienda di Abel: un procuratore federale decide di aprire una inchiesta sulle attività della compagnia sospettata di frode, corruzione e imbrogli vari; Abel ha come suo punto d’onore il fatto di essersi arricchito in maniera pulita, senza piegarsi alle maniere spicciole, nonostante intorno a lui i competitors usino sistemi ben poco ortodossi e la corruzione inizia ad essere velenosa.
Per il protagonista è il momento di guardarsi nello specchio e decidere se continuare lungo la via virtuosa o piegarsi a metodi scorretti, mettendo quindi a repentaglio quanto si è costruito negli anni.

L’aspetto che maggiormente colpisce del lavoro di J.C. Chandor è la cifra stilistica notevole che il regista mette in gioco nel film: richiami al cinema classico americano degli anni 70-80 ( De Palma in primis), atmosfere caratterizzate con cura attentissima ai particolari, la descrizione di una New York che sembra sentire il peso di quell’anno violento, rappresentata nei suoi scorci decadenti e squallidi dove anche la neve è sporca, tra rifiuti e rovine; poi ci sono i personaggi che vorrebbero sembrare dei piccoli mafiosetti che inseguono stili e atteggiamenti da Il Padrino, ebrei che sono tali anche nelle più ovvie delle rappresentazioni iconografiche.
Il protagonista si dibatte in questo magma che è New York alla ricerca della via per affermare la sua rettitudine , anche quando intorno a se tutto sembra avere preso la strada più breve dell’imbroglio; è insomma una battaglia , non priva di cedimenti, tra onestà e cinica accettazione di una realtà che non può essere cambiata.
Per quanto detto prima la regia di Chandor è certamente degna di nota, splendidamente coadiuvato dalla fotografia di Bradford Young che usa toni sfumati ma dotati di una fredda pulizia e ben sostenuto da una musica che spazia da Marvin Gaye a Bobby Solo (…sì, proprio lui).
“ Tu e il tuo maledetto sogno americano” urla in faccia ad Abel la moglie, ed in effetti 1981: Indagine a New York sembra proprio una rilettura del sogno americano che traballa agli occhi dell’orgoglioso immigrato che crede fortemente di aver potuto abbracciare in pieno quel sogno; nonostante ciò il film è privo di qualsiasi pedanteria moralistica e ipocrita ed il finale in tal senso, nella sua voluta e sottile ambiguità, sembra essere la riflessione più ovvia ed amara.

Oscar Isaac regala una prestazione eccellente nel ruolo di Abel, adeguandosi alla perfezione al disagio crescente del protagonista, a lui si affianca Jessica Chastain, nel personaggio della moglie , molto più ricco di sfumature, che si contrappone alla graniticità del marito.

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