martedì 9 febbraio 2016

Real ( Kurosawa Kiyoshi , 2013 )




Real (2013) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Nel 2013, dopo cinque anni di silenzio, cosa non usuale per lui, Kurosawa Kiyoshi torna alla regia dopo l'eccellente Tokyo Sonata , con Real, lavoro decisamente più coerente al suo consolidato stile cinematografico rispetto alla prova precedente.
Il film ha come base alcuni canoni vicini al J-horror, soprattutto i traumi del passato non risolti che tornano a galla, rivisitati però con la prospettiva tipica di Kurosawa, quella che ha nello spazio virtuale sospeso tra vita e morte, realtà e soprannaturale il suo traino.
A ciò aggiungiamoci uno dei temi che la cinematografia moderna propone con sempre maggiore frequenza, quello della possibilità di penetrare ed esplorare la coscienza di un altro soggetto e abbiamo così un impianto sul quale il regista giapponese muove il suo racconto.


Atsumi è una giovane scrittrice di mkanga che, in preda ad uno stress lavorativo tenta il suicidio, il giovane marito Koichi viene coinvolto dall'equipe medica che ha in cura la ragazza in un esperimento basato sull'uso di un macchinario che permette all'uomo di entrare nella coscienza della moglie per poter scoprire le motivazioni che la hanno condotta al gesto.
Durante gli incontri che avvengono in questo stato telepatico Koichi scopre che per la ragazza è fondamentale ritrovare un vecchio disegno di un pleisosauro che gli aveva donato da ragazzina.
Dopo numerose sedute in cui le due menti si incontrano, popolate da ologrammi digitalizzati che rappresentano i personaggi della loro vita, arriva il colpo di scena che stravolge tutto l'impianto narrativo rovesciando totalmente la prospettiva che fino ad allora si era costruita; quel disegno è il tramite col quale riaffiora dal passato un episodio angoscioso e rimosso e che scatena il dramma personale.

Già dopo pochi minuti di visione Real mostra chiaramente il marchio di Kurosawa, sia nello stile, che nei ritmi narrativi e nelle tematiche, però, nonostante il rovesciamento accennato, la pellicola rimane priva di forza e piuttosto sbiadita; indubbiamente la regia di Kurosawa è pulita , asettica e si giova dell'uso del digitale, ma altrettanto francamente va detto che Real non appartiene di certo ai lavori da ricordare del cineasta giapponese, soprattutto perchè la sceneggiatura e di conseguenza la storia tutta appaiono abbastanza deboli: insomma l'impronta è chiara , riconoscibile senza troppe difficoltà, ma l'impressione è quella di assistere ad un'opera troppo superficiale.
Il tema del trauma del passato che si insinua nel racconto fa parte della metodologia narrativa di Kurosawa e soprattutto nella seconda metà diventa il nucleo centrale del racconto mettendo in secondo piano tutta la tensione psicologica che fino ad allora si era costruita grazie agli incontri telepatici dei due; inoltre il capovolgimento che rimescola le carte, oltre che non particolarmente riuscito, appare un espediente narrativo neppure troppo comprensibile.
Comunque tutto alla fine ruota intorno a quel disegno e all'essere preistorico che rappresenta il richiamo ad un evento avvenuto nel passato di cui i due furono entrambi protagonisti e spettatori; un essere preistorico, quasi mitologico che nasconde una miscela di rancore e rimorso, colpa e rimozione.
A parte le comparsate di Sometani Shota e Odagiri Jo, Sato Takeru e Ayase Haruka svolgono bene la loro parte intrisa di dramma sospeso tra realtà e immaginazione, anche se probabilmente la prova migliore è quella di Nakatani Miki nella parte della neurologa che si occupa del caso.
Per concludere possiamo dire che sebbene Real mostri molto di quanto Kurosawa già ci aveva fatto vedere, lasciando una impronta  quasi inequivocabile, il risultato è un lavoro abbastanza debole , come vedere un film da lontano che rimanda una eco flebile.

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