martedì 18 ottobre 2016

Sole Cuore Amore ( Daniele Vicari , 2016 )




Sole, cuore, amore (2016) on IMDb
Giudizio: 4/10

Lo sfondo è quello delle degradate periferie romane, litorale compreso trasformato ormai in quartieri dormitorio, la storie ha le facce di Eli e Vale, amiche che abitano nello stesso condominio.
Eli lavora come barista e si sveglia ogni mattina alle 4.30 per farsi una ora e mezza di viaggio ( con gli ovvi e  frequenti guasti al pullman) per andare a lavorare in un locale di periferia (ovviamente...) con tanto di collega extracomunitaria e datore di lavoro con tipica mentalità da bottegaio; ha un marito disoccupato e quattro figli (neocatecumenali o risparmio sui preservativi?) ed una innata tendenza a rendersi utile per tutti.
Vale ha velleità artistiche da danzatrice , ma per guadagnarsi la pagnotta lavora come performer in discoteche di periferia (aridaje...) insieme ad una collega, Bianca, e gestita da un coattone delinquente che sembra più un pappone che un impresario; con la madre ha un rapporto conflittuale perchè quest'ultima non riesce a farsi una ragione del modo di vivere della figlia, la quale , scopriamo, ha pure qualche tormento derivato dalla sua non stabilizzata identità sessuale ( l'amica Bianca le crea frequenti turbamenti erotici).
Cosa altro possiamo aggiungere? Che Eli a forza di fare una vita durissima , si ammala, ma lei imperterrita continua come nulla fosse, caffè e sigarette comprese.
Contorno di tradizionali canne procurate da amici poliziotti, slang coatto-borgataro che piace tanto nonostante abbia un po' rotto le scatole, e disagio sociale da fragilità accentuata dal contesto economico osservato con toni elegiaci; aggiungiamoci pure l'assoluta incomprensibilità di una scena che è quella da dove scaturisce (almeno sembra) il titolo del film e abbiamo il più classico dei prodotti cinematografici ormai in serie che nascono da quel recinto pseudosociale stantio nel quale si è racchiuso un bel manipolo di registi italiani.

Sole Cuore Amore di Daniele Vicari, lungi dall'essere un film militante come qualcuno potrebbe pensare, è il più classico concentrato di clichè che nasce dalla insistita e ormai anacronistica visione da intellettuale che si cala nel sociale dipingendo un mondo e situazioni che assurgono ad archetipo stilistico e concettuale.
Inutile cercare di imporre personaggi che non funzionano solo perchè ammantati di questa aura di fragilità sociale: come si può, ad esempio, provare simpatia per una coppia che sforna quattro figli senza avere nessuno dei due un minimo di stabilità lavorativa?
O si ha il coraggio di fare un film scomodo veramente, sporco, autenticamente alternativo , anche nella forma e  nello stile oppure meglio lasciare perdere queste incursioni stilistiche edulcorate nelle quali l'unico scopo sembra quello di far dire a chi guarda ( con poca attenzione) : " che bella storia di cinema basato sulla realtà".
Nel film di Vicari non funziona praticamente quasi nulla, compresa la musica del pur ottimo Stefano Di Battista e le velleità artistiche veicolate dal linguaggio del corpo nelle ben poco credibili performance di Vale e Bianca.
Unico sprazzo di luce è la prova eccellente di Isabella Ragonese nella parte di Eli, che se non altro riesce a dare un minimo di spessore al suo personaggio.

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